Storia di una delle esperienze più belle della mia vita

Vi avevo promesso che prima o poi vi avrei raccontato dell’Erasmus, di quella che tutt’ora considero una delle esperienze più belle della mia vita. E vi ho fatto attendere questo racconto, perché avevo bisogno di metabolizzare il tutto, di capire ciò che era cambiato in me. Di capire chi ero diventata.

Quando sono partita da Lisbona, non ho percepito subito cosa avrebbe significato chiudere quella valigia e quel capitolo di vita. Solo mesi dopo, alla fine dell’estate, mi sono davvero ritrovata a chiedermi infinite volte perché, maledizione, perché tutto questo sia dovuto finire. Una parte di me, vorrebbe essere ancora là, seduta in macchina – quella macchina che abbiamo noleggiato per fare un roadtrip in Portogallo. Per spiagge e per onde, per sole e per surf. A cantare canzoni brasiliane che manco conoscevo prima di venire qui. A ridere, a scherzare, e ad essere convinti che tutto ciò non avrebbe mai avuto una fine. A infornare picanhas a orari improbabili, a bere caipirinha in qualsiasi occasione utile, a vedere tramonti da tutti i posti panoramici della città, a disperarci in biblioteca la sera prima degli esami e a festeggiare in qualsiasi modo una volta che fossero passati. A prendere treni, autobus o qualsiasi mezzo per vedere quanto più possibile di questo piccolo paese pieno di meraviglie. E anche ad andare a crossfit alle 7AM. Credo di non essermi mai divertita così tanto, continuativamente. A Lisbona ho trovato una casa, per sempre. Ho trovato amici, compagni di avventure, conoscenze per il futuro. A Lisbona ho capito chi voglio diventare. Ho capito cosa devo migliorare e quali sono i miei punti forti. A Lisbona ho trovato me stessa, la vera me stessa.

Avevo bisogno di un clean slate, per qualche mese. E l’ho avuto. Ho scoperto che fare un trasloco da sola non è un gioco da ragazzi… che le valigie pesano e che i push-ups sarebbero tornati utili. Che vivere senza una macchina, quando devi fare traslochi e spese “da battaglia” non è affato facile. Ho capito che quando cadi e sei a 3000km dalla tua comfort zone, devi rialzarti da sola – o con l’aiuto di meravigliose persone che, sebbene ti conoscono da poco, si sono già prese un pezzetto del tuo cuore.

L’Erasmus non è solo un’esperienza accademica. Anzi, credo che forse quella sia la parte meno  importante. L’Erasmus è un’esperienza di crescita, personale, relazionale, professionale e anche accademica. L’erasmus è una vita nuova, un’avventura. Quando ero partita, mi ero chiesta se ce l’avrei fatta… a vivere da sola, per la prima volta senza coinquilini, a vivere in una città straniera, a imparare la lingua, a trovare nuove amicizie, a “integrarmi”. C’erano mille motivi per cui avrei potuto rimanere in Italia, fare un tradizionale semestre e chiuderla così. Ma io ho sempre sognato il mondo e la voglia di mettermi in gioco era più forte di qualsiasi paura

Quando sono rientrata definitivamente in Italia a settembre mi sono sentita persa. Era come se i vestiti che avevo lasciato nell’armadio di Bratto non mi andassero più bene — metaforicamente parlando — come se la me stessa che era tornata non fosse più in grado di rientrare nel posto che aveva lasciato. Non è stato facile. Ho avuto paura. Di cosa, di preciso ancora non lo so. Ma ho avuto paura, ansia e un’incredibile nostalgia, o saudade, di quei mesi. Mi mancava Lisbona. La mia prima casa da sola. La mia vita. Mi mancava camminare fino all’università la mattina, perdendomi nelle vie di Lisbona. Mi mancava il gruppo Rotaract di Lisbona del venerdì sera. Mi mancavano i miei amici e i miei compagni di crossfit. Mi mancava la mia routine portoghese.

Ma poi, l’anno accademico è ricominciato. Io sono rientrata nella routine. Ho conosciuto persone nuove, fatto amicizie nuove, trovato motivazioni nuove. Ho fatto errori, a decine, riso, pianto, corso, rallentato. Ho capito che si trattava solo di un rientro temporaneo, giusto il tempo per rispolverare l’Italiano e poi si va di nuovo. perché la vita non è altro che un susseguirsi di avventure.

Have A Safe Journey!
Camilla

 

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