Tutto quello che avrei voluto sapere prima di tornare in Italia

Quando il primo schiaffo del vivere all’estero ti colpisce, pensi a tutto quello che avreisti voluto sapere prima di partire (l’articolo qui). Ma quando torni in Italia e il primo schiaffo italiano ti colpisce, pensi che forse ci sono anche alcune cose da sapere prima di chiudere l’ennesima valigia e tornare nel “Bel Paese”.

Dopo che vivi per conto tuo da mesi (per non dire due anni) e torni per qualche settimana a casa dei tuoi, sotto il tetto di qualcun altro, per così dire, ti domandi come facessi a vivere sotto il tetto di qualcun altro. Cioè, intendiamoci… io non mi lamento di qualcuno che cucina per me, o di non dover gestire sempre tutto da sola, ma andiamo — vogliamo mettere l’indipendenza e la libertà di vivre in un monolocale in centro a Lisbona? O in appartamento in campus a Vancouver, dove puoi guardare il tramonto sull’oceano ogni sera? Vogliamo mettere tornare a casa a orari improbabili e non essere giudicata da nessuno se hai voglia di due spaghi (o, nel mio caso, di curry chicken and naan) o se non sei proprio rientrata? E soprattutto, vogliamo ricordare di quando arriva la fatidica domanda: a che ora sei rientrata ieri sera? I mean!

Quindi, meglio fare una lista – che le liste servono sempre.

  1. UBER è caro in Italia. Ricordalo. Ricordalo sempre. Bye bye 12 Uber a settimana per 10€ max. È stato bello finché è durato.
  2. IL CIBO ETNICO È Forse che si salva sono i giapponesi che ormai compaiono come funghi anche nei suburbs, ma per il resto il cibo etnico, quello buono, in Italia è caro, si trova in città grandi come Milano o Roma, ma già Bergamo ne è carente.
  3. NON SI PARLA INGLESE qualche sera fa ero a cena a un ristorante argentino e quando mi ha chiesto come volessi la cottura della carne, mi sono bloccata perché mi veniva da dire rare. Poi dopo 30 secondi buoni ho risposto blu. E lui mi fa: ah, al sangue! Quasi volesse aggiungere un: poteva dirlo prima!
  4. IL PIGIAMA. Chiunque abbia vissuto all’estero sa quanto sia bello andare al supermercato, di martedì sera, alle 23:50 in pigiama. Ci siamo passati tutti, almeno una volta, ammettetelo. Nel mio caso, avevo bisogno di benagol e gelato. In Italia, non si va al supermercato in pigiama. Anche se abbiamo dei pigiami belli.
  5. L’ADRENALINA. L’AVVENTURA. Il mio ultimo punto è forse quello più scontato eppure forse quello meno frivolo. Io ho adorato vivere all’estero, dal profondo del mio cuore, penso che sia stata la scelta migliore che abbia fatto finora (e non vedo l’ora di tornarci). Per me è stata adrenalina pura, la sensazione di vivere un’avventura ogni giorno, anziché sleep-walk nella realtà. Si è trattato di vivere al 200%, di arrivare a casa la sera stanca morta, di fare follie come ballare in mezzo a una delle rotonde più grandi della città, imparare a fare surf solo per andare a fare un surf trip, fare yoga all’alba e al tramonto da una delle terrazze più belle della città, andare a crossfit alle 7 del mattino, perdersi almeno un milione di volte, sentire la mancanza di casa, imparare a fare i conti sapendo che hai solo due gambe su cui contare, imparare a stabilire le tue priorità. Imparare a conoscerti, per davvero.

Quindi, per quanto io sia felice di essere tornata in Italia, dove il ragù di mia nonna è al massimo a 2 ore di distanza dalla mia pancia, dove la pasta non ha prezzi esorbitanti, dove non esiste la pasta tikka masala o gli ovos calabreses, dove le gocciole non costano 5€ a pacchetto, dove ci sono Hau e tante le persone a cui voglio bene, dove c’è… casa, io ho voglia di trovare altre mille case. Ho voglia di andare lontano, vivere lontano, imparare ancora. Crescere. Cadere. Prendere uno schiaffo in faccia, di quelli che solo la vita da expat ti sa dare. E sentirmi me stessa.

Have A Safe Journey!
Camilla

CPH 3

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