Nostalgia dell’Italia e Nostalgia dell’Estero

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Sono stata in Italia un weekend, ormai più di una settimana fa. Mi ha fatto un’effetto strano, credo. O comunque diverso. Non è stato come quando tornavo dalle vacanze o anche solo da Trento. Io in Italia non ci tornavo da 3 mesi. Quando l’aero ha toccato terra a Malpensa, mi sono sentita calma, come se quell’ansia di doversela cavare da sola, fosse rimasta in Portogallo. Ma mi sono anche sentita diversa. Come se la Camilla che era partita il 29 gennaio, non fosse più tornata.

Mio padre mi ha abbracciato. E se conoscete mio padre giusto un po’, sapete che quando provi ad avvicinarti risponde ho caldo. Quindi quando mi ha tenuto abbracciata nonostante il caldo della pianura padana, vi giuro che sono rimasta sorpresa. L’ho canzonato, dicendo con il mio solito poco tatto ti sono mancata, eh?

Dentro di me, quel weekend è stato un misto di emozioni, di sentimenti contrastanti e che forse non ho ancora capito fino in fondo. Da un lato, c’è stata la gioia di rivedere la mia famiglia, gli amici di sempre, la gioia di sentirmi a casa. Dall’altro, la consapevolezza di non essere più parte di quella realtà, o forse di non esserne mai stata parte fino in fondo. È un po’ come incontrare un amico di famiglia o una persona del paese che non vedi da mesi, per non dire anni, che ti chiede cosa fai adesso? e tu rispondi Vivo a Lisbona. A luglio però mi trasferisco di nuovo, oltreoceano questa volta. E lo dici con la voce calma, tranquilla, ma sai benissimo che non lo sei. Perché ti mancheranno da morire le tue radici, i tuoi porti sicuri, le tue montagne, ma sai benissimo che se stessi in Italia, ti mancherebbero città in cui non sei ancora stata, esperienze a cui non hai ancora pensato. Insomma, siamo sempre a quella… In Italia, hai nostalgia dell’estero. All’estero, hai nostalgia dell’Italia.

In un battito di ciglia, poi, ero di nuovo in macchina, per tornare in aeroporto, per tornare a Lisbona. Perché il mio volo di sola andata di gennaio, fa sì che si va in Italia, come un tempo si andava all’estero, e si torna a Lisbona, come un tempo si tornava a Bergamo. Fa sì, che nonostante tu abbia 20 anni, e tutto il resto, ti ritrovi a piangere come una bambina in aeroporto quando devi dire ciao alla persona che ti ha cresciuto. Passi controlli e lo guardi oltre il vetro, non potendo fare altro fuorché essergli riconoscente per tutto quello che ha fatto per te. Un ultimo sguardo, lui non si volta. Io ho le lacrime, non so quando tornerò in Italia e sono preoccupata per troppe cose. Lui sarà già in macchina, riprenderà a vivere la sua vita. Mi ha riferito che quando gli chiedono di me, ora risponde Mia figlia non è più un problema solo mio, è un problema del mondo ora. Io penso e ripenso a ciò che avrei potuto fare, dire, pensare, ma alla fine guardo avanti anche io. Io sono salita su quell’aereo, ho pensato di fare la magistrale in Francia, negli Stati Uniti, in Israele, dove mi capita. Ho fatto altri dodicimila piani, mandato email, scritto all’editore che non ho ancora finito la bozza ma ero emotivamente in crisi. Invitato gli amici per uno spritz da me, prenotato la uber, mandata la relazione per l’università, rispettato le deadline. Mi sono chiesta almeno 24 mila volte se ne vale la pena e perché faccio tutto questo. Ho maledetto il bambino che piange, la turbolenza e il ritardo nella partenza. Poi, alla fine, ho ricominciato la mia vita. Sono un problema del mondo adesso.

Have A Safe Journey!
Camilla

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One Comment Add yours

  1. trentazero says:

    Che bello tornare e ritrovare quegli abbracci alimentati dall’assenza.

    Ti capisco comunque…

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