L’Italia vista dall’Estero

Sono molte le cose che ho imparato dell’Italia all’estero. Alcune di queste sono positive, altre un po’ meno. Ma i discorsi sulla politica fatti alle 3 del mattino con amici portoghesi, bevendo vino di porto in un locale di fado, o dopo una picanha delle 11 con amici brasiliani, ve li racconterò di persona. Per oggi, mi limiterò alle cose positive.

Ho imparato a cucinare ITALIANO.

Ora, vedo già mia nonna che alla parola cucinare mette le virgolette. E la mia amica Maria Rita che ne aggiunge altre due. Insomma, diciamo che ci provo. Ma d’altronde, appena dici che sei italiano, le persone si aspettano che tu sia cresciuto circondato dai sapori, come se le doti culinarie ti scorressero nel sangue. Ho imparato a fare la pasta al pomodoro e i miei amici brasiliani sostengono che il mio pomodoro sia eccezionale (e che come la faccio io la pasta, non la fa nessuno — ovviamente, a settembre verranno in Italia e mo’ saranno ca**i). Ho imparato a fare le lasagne (grazie a Maria Rita), a fare le lasagne vegane (metti tre italiane in una stanza con un essay e una presentazione da fare e vedrai che fanno pure le lasagne vegane). Ah, ho pure imparato a fare la pasta coi gamberi e il risotto. Per la cronaca, ho dato più cene qui di quante non ne abbia mai date in vita mia, ma dettagli.

Ho imparato che noi italiani abbiamo davvero quei valori culinari.

Insomma, pensiamo alla cultura del pasto fatto in casa? O del fatto che per noi, cucinare un dolce o anche dei semplici biscotti è prima di tutto un gesto di amore? E poi pensiamo anche al caffè, a quel momento di pace, al mattino, in cui la caffeina entra in circolo e rinasci. E soprattutto, ricordiamoci che in portogallo ho visto pasta con pollo dentro. Così, per dire.

Ho imparato che sfruttiamo il 10% del potenziale della nostra ITALIA.

Quante città del Portogallo sapreste nominarmi a parte Lisbona? Suppongo Porto, forse Cascais, Faro/Algarve e poi? Della Francia? Immagino Parigi, forse Cannes, qualcosa in Normandia magari? Se avete nei paraggi uno straniero, chiedetegli di nominarvi qualche città italiana. E allora li vedi, con gli occhi che brillano, che ti raccontano di Venezia, Roma, Milano, che vorrebbero andare in Toscana, a Firenze, a Pisa, e vorrebbero andare anche in Sicilia, quasi tutti a Messina, poi vogliono provare la pizza di Napoli, quella vera, eh! E vogliono andare sul lago di Como (a Bergamo a trovare me LOL), sul lago di Garda, vogliono sciare sulle dolomiti. Insomma, l’Italia, piccola, comoda da girare, è conosciuta, sognata e desiderata da tutti gli stranieri. Sfruttiamolo questo ben di dio! Facciamo crescere il turismo, facciamo crescere le opportunità per i giovani, stranieri e italiani, riportiamo all’eccellenza le nostre scuole e università, affinché non siano i giovani italiani a voler andare via, ma gli stranieri a venire in italia.

Ho imparato la NOSTALGIA, quella buona, la SAUDADE.

La nostalgia di casa, e con casa intendo le persone. Ho imparato che Whatsapp Call, Skype e tutto il resto, non possono sostituire una carezza. Non possono sostituire il face to face. Ho imparato a cavarmela da sola. Ho provato la nostalgia, per la prima volta per davvero. Stare lontani un mese, sei settimane, o comunque restare a 2 ore di macchina, è facile. Sapere che puoi tornare quando vuoi, è facile. Sapere che per tornare devi prendere un aereo, volo di tre ore, sempre spropositatamente caro, è un altro.

Ho iniziato ad apprezzare gli ITALIANI all’estero.

Capiamoci, c’è tipo e tipo di italiano. Quello che nel mezzo di Avenida Liberdade chiama la moglie in dialetto (del nord o del sud che sia) urlando, sbraitando eccetera, lo evito ancora. Ma se quando viaggio evito il cibo italiano, le persone italiane, tutto ciò che è italiano, da expat – o quasi – ho iniziato a frequentare qualche – pochi – italiani. Di tanto in tanto è bello chiacchierare nella propria lingua – di solito poi, si parla di cibo – raccontare di come si è finiti qui, celebrare le nostre tradizioni, come il caffè della moka, la Pasqua, il giorno della Repubblica Italiana. Insomma, la nostra ITALIA.

Ma sopratutto, ho imparato ad apprezzare la vita all’estero. Dopo il mio scorso articolo, ho ricevuto qualche messaggio “preoccupato”, se mi stessi trovando bene o se invece volessi tornare a casa. Ci tengo a ripetere che io amo Lisbona. Non ho parole per descrivere quanto sia grata alla mia Università per avermi permesso di fare questa esperienza e alla mia famiglia e ai miei amici per avermi supportata. Si tratta solo di tracciare una linea, a fine giornata – come dice sempre mio padre. Scrivi, metaforicamente, tutte le cose positive e tutte quelle negative, scommetto che alla fine, le positive sono sempre di più.

Have A Safe Journey!
Camilla

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4 Comments Add yours

  1. Andrea says:

    Solo mi permetto, al tuo pensiero, di sommettere i versi di Manzoni:

    “Una gente che libera tutta,
    o a serva tra l’Alpe ed il mare;
    una d’arme, di lingua, d’altare,
    di memorie, di sangue e di cor”.

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  2. Molto bello questo post!! Guarda, io pagherei oro per trovarmi solo a 3 ore di aereo di distanza… però anche qua vedo la pasta col pollo dentro 😀 E’ vero che il nostro paese è meraviglioso e non valorizzato a dovere. Ma temo che almeno per un altro po’ le cose non miglioreranno, visto il momento storico! Enjoy Lisbona ^_^

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    1. Camilla says:

      Thanksss 🙂 Dopo oggi, tra i problemi dell’Italia non posso omettere la burocrazia. Comunque anche qui c’é la pasta col pollo se ti può consolare hhaha.

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