A 20 anni, prendi in mano la tua vita e parti…

È tutto rose e fiori finché non ti ci trovi in mezzo, in prima persona. O quasi.

Prima di qualsiasi considerazione mi preme specificare questo: Io sono contenta di essere a Lisbona. Sono e sarò per sempre grata alla mia famiglia e in particolare a mio padre per aver sostenuto e supportato in ogni modo questo progetto e soprattutto per aver creduto in me. E se tornassi indietro, partirei ancora e sceglierei ancora Lisbona.

Qualche ora fa, al supermercato, offrivano assaggi gratuiti di caipirinha. Mentre in Italia nevicava, noi ballavamo al tramonto al Mirador, non a mezze maniche ma quasi. Mentre succedevano casini, noi eravamo a ore di aereo, a far festa in uno dei locali di Barrio, pensando che nulla di tutto ciò fosse abbastanza prossimo per influenzarci. Siamo partiti, ci siamo lasciati indietro problemi, casini,  disequilibri, cose che fanno star male, lacrime. Ma ci siamo lasciati indietro anche amicizie, equilibri, persone, famiglia. Perché, parliamoci chiaro: non è facile, a vent’anni, prendere in mano la propria vita e decidere di andare a vivere dall’altra parte d’Europa. Per un sogno, per giunta.

Perché intendiamoci, a vent’anni, quando parti per un sogno, non sai bene in cosa ti stai imbattendo. Pensi di sapere come sarà, lo sogni da anni, dopotutto, ma quando la realtà ti piomba addosso, tu sei impreparato, completamente impreparato.

Quando sei in aeroporto in Italia, prima di tutto. Quando solo una settimana prima te ne eri andata con serenità, non capendo fino in fondo quel senso di serenità e di leggerezza, fino a quando la settimana dopo, quando parti sul serio, ti ritrovi con le lacrime agli occhi. Perché sai che stai lasciando la persona che ti ha cresciuto, che per primo ha creduto in te, e che più di tutti ti lascia andare perché crede in te.

Poi, quando ti ritrovi in aeroporto a Lisbona, dove la faccia familiare in cui puoi sperare è semmai il tassista a cui la settimana scorsa hai dato 5 stelle su mytaxi. E ti domandi, ma ha avuto senso? Ma ho fatto bene a partire? E poi, la città d’Europa più lontana dovevo scegliere?

Ma col tempo, inizi a entrare nella routine. Inizi a studiare, ad andare a lezione, a vivere la tua vita, e inizi a dimenticare dei giorni che passano. Cambi numero di telefono (PS: il mio numero italiano è ancora attivo x whatsapp), cambi taglio di capelli, cambi amicizie. La casella di posta si riempie di email dall’italia non lette e quelle portoghesi invece sono sempre lette. Inizi a scrivere la lista della spesa in portoghese e poi la finisci sempre in italiano o in inglese. Inizi a pensare in portoghese. Non segui così tanto le notizie italiane, perché la mattina senti il telegiornale in portoghese. I turisti ti chiedono informazioni per strada e tu sai rispondere. Le vie di Lisbona, da un gomito intricato iniziano a diventare note, conosciute. Sai sempre come tornare a casa, anche quando non hai il GPS sotto mano.

Ma poi arriva quel momento. Quella sera in cui non ti senti troppo bene, sarà per la stanchezza, sarà per la corsa, sarà perché era una giornata no. E arriva la botta. La consapevolezza che nessuno può venire anche solo per un saluto. Che non è come essere a Trento dove, in fin dei conti, un modo si trova sempre. Che è troppo tardi per fare una chiamata, quindi pensi ad altro, fai altro, e dici a te stessa che domani mattina andrà meglio, anche se magari non sarà così.

La mattina dopo ti svegli. Sei ancora tu. I problemi ci sono ancora. Le paure, le ansie, tutto c’è ancora. Ma anche quel grande sogno c’è ancora. Allora si riparte, da zero? Da uno? Da dove ti pare, purché ti rimetti in gioco, affronti quello in cui ti sei messa in mezzo e dici a te stessa ho scelto io di venire qui.

Perché ritorniamo sempre a quella. A vent’anni, partire, lasciare dietro tutto, lo puoi fare, chiaro. È il momento giusto per farlo, se non lo fai ora quando? Ma non per questo è facile. Siamo adulti ma non troppo, siamo ancora col culo coperto, come piace definirci a chi ci disprezza, siamo ancora non del tutto indipendenti e siamo ancora non del tutto pronti. Ma io sogno in grande. E per sognare in grande, bisogna uscire dalla propria zona di comfort.

Have A Safe Journey!
Camilla

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5 Comments Add yours

  1. Che bel pezzo! Ho visitato Lisbona solo per pochissimo l’anno scorso e mi hai restituito il sapore di certi luoghi. Studiare lì dev’essere fantastico! Goditelo!!

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    1. Camilla says:

      Ciao Lucy, scusami se ti rispondo solo ora ma sono giorni abbastanza pieni. Grazie del tuo commento, mi fa molto piacere che sia riuscita a “riportarti” un po’ a Lisbona. Studiare qui è meraviglioso, davvero uno spettacolo!
      Fammi sapere se torni in città 🙂

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      1. Magari!! 🙂 Al momento abito dall’altra parte del globo °_° Spero di leggere ancora di Lisbona e ti faccio i complimenti anche perché ho visto che fai alcuni post in inglese, io ancora non oso 😀

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      2. Camilla says:

        Ho appena visto! Sei in Australia, ma che bello! Mi piacerebbe un sacco andarci!! Com’è la vita lì?

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      3. Guarda, mi manca l’Europa per un sacco di cose (compresi gli orari non slittati quando voglio chattare con i miei amici! :D), ma ammetto che qui si sta bene, è tutto molto più calmo e meno stressato (c’è meno gente, non conoscono la crisi, il doversi arrangiare, tutte le difficoltà nostre insomma!). Io vengo da un episodio traumatico quindi questo mondo nuovo e più sereno mi sta aiutando parecchio. Poi vabbè, non puoi sperare di fare troppe conversazioni intelligenti 😀 Secondo me hai scelto una bellissima città! Mi è proprio rimasta nel cuore! E la vita à lunga quindi se ti intriga l’Australia prima o poi ci verrai ^_^

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