La Travel Bucket List (dei miei sogni) del 2018

Tutto quello che sto per scrivere, è brutalmente campato in aria per il 99,9% delle cose. Ma, visto che ormai ho la mail piena di possibili itinerari salvati di GoogleFlights, credo sia il caso di condividere il tutto.

Il 2018 inizia con me e Beatrice (che non sa nulla di tutto ciò e lo sta leggendo sul momento) a Venezia, a bere un caffè, o un bica – come lo chiamano a Lisbona – alle 8 del mattino, con zaino da backpacking che poco si addice al lusso che ci circonda. Siamo arrivate ieri sera tardi (da dove non lo so, ricordiamo che è tutto campato in aria) e abbiamo dormito al Hotel Danieli. Fuori è una giornata fredda, uno di quei giorni d’inverno gelidi, ma in cui il sole ci rallegra di tanto in tanto della sua presenza. Il nostro treno è alle tre, giusto in tempo per goderci il tramonto nell’est dell’Europa. Dove stiamo andando? Sull’Orient Express, direzione San Pietroburgo.

Poi? Dopo il viaggio, dopo i sogni realizzati di taking a night train going East which happens to be the Orient Express?

Da lì, noleggiamo una macchina, una cabrio (perché anche se c’è freddo è tutto campato in aria e quindi non abbiamo freddo – e soprattutto Bea non si lamenta del vento che le rovina l’acconciatura), e andiamo a Mosca, dove ci raggiungono Federica, Maria, Valentina e tutti gli amici che vogliono unirsi a noi. Prendiamo un altro Orient Express, per non farci mancare nulla, questa volta la Transiberiana. Mosca, Kazan (la capitale del Tartastan), Yekateringburg (la capitale degli Urali), Novosibirsk (la Nuova siberia), puoi il sesto giorno a bordo del treno, per ammirare i paesaggi del Sayan, dove Federica si farà una marea di foto che vedremo su instagram per i cinque mesi successivi. Il settimo giorno a Irkutsk, il centro da cui partivano le carovane dirette in Mongolia e in Cina, ricolme di avorio e pellicce per ritornare con grandi quantità di seta e di tè. A questo punto si attraversa uno dei paesaggi più suggestivi dell’intero viaggio: costeggia per oltre 200 chilometri le sponde del lago Baikal, il più profondo della Terra, esteso come il Piemonte e la Liguria messi insieme. Sosta per un barbecue sulle rive del lago e visita del villaggio di Listvyanka. Il nono giorno arrivano a Ulan Ude, capitale della Repubblica del Buriata, a seguire in Mongolia a Oulan Bator. Seguono tre giorni di viaggio, in cui ammiriamo la bellezza dei paesaggi che si susseguono: il corso dei fiumi Shilka ed Amur, a poca distanza dal confine cinese, nelle regioni più remote della Siberia, dove le condizioni estreme e le distanze rendono la vita dell’uomo difficile e solitaria, sino a Khabarovsk, dove si attraversa il fiume Amur. Alla fine delle due settimane arriviamo a Vladivostok, capolinea orientale della linea ferroviaria transiberiana, dopo un percorso lungo circa 10.600 chilometri. La città, situata all’interno della Baia del Corno d’Oro, è stata chiusa per anni agli stranieri perché sede della flotta russa.

Gli amici se ne vanno e a questo punto, due settimane meravigliose, ma siamo solo all’inizio, giusto? A Vladivostok Beatrice si innamora di un russo davvero bello e quindi, con la scusa di non allontanarsi troppo dalla fiamma di Bea, decidiamo di rimanere in zona, perdiamo casualmente il volo e andiamo a Seoul, in Corea del Sud, dove ovviamente ci raggiunge May, la mia amica sudcoreana. Restiamo in Corea una settimana e da lì ne approfittiamo per andare in Giappone perché ci è venuta una gran voglia di sushi (e di wakame e di edamame). Andiamo a Tokyo, a Osaka e a Nagoya e a Shimane, a trovare Susan.

Da lì, prendiamo il primo volo per Pechino, poi il treno veloce per Shangai e chiudiamo il mini giro della Cina a Hong Kong. Da lì, per par condicio, decidiamo di andare a visitare la Cina2, o meglio Taiwan, che ha rappresentato la Cina al Security Council fino al 1971.

Continuiamo il giro in Vietnam, Laos, Cambogia e Thailandia. Da Phuket noleggiamo un’altra macchina (qui ce la concedete la cabrio?), scendiamo per la Malesia e andiamo a Singapore, a trovare altri amici. Ci prendiamo una settimana per girare le Filippine, il Brunei e Timor Est (grazie P.T. per aver stimolato il nostro interesse verso questo posto mai sentito prima che lo nominassi). Ah che fatica la vita! Raffreddatasi la fiamma russa di Bea, con la voglia di una piccola vacanza (hahahaha a che mese siamo arrivate?) andiamo a Bali e, come nel film Mangia Prega Ama troviamo persone per cui fermarci più di una settimana. Ma poi il tempo scorre e la voglia di girare riprende. Ci vediamo a Sydney? Ci scrive a questo punto Martina, che da quando ha corso la 100K della Race to the Stones ha deciso di fare la Tarawera Ultra Marathon in Nuova Zelanda e, se vai in Nuova Zelanda, vuoi non andare a Sydney? Non ho ancora stabilito se partiamo in 2 o in 4, ma non è importante. L’importante è che riprendiamo a girare, come folli, come matte, come adoriamo. Prima facciamo tappa in Papua New Guinea, poi Sydney e Melbourne, insieme a Martina. Un paio di giorni a Auckland e poi facciamo da crew a Marty che chiude la Tarawera!

Passano un altro paio di giorni, poi Martina deve tornare a Londra. E noi cosa facciamo? Torniamo in Italia? Dai un’occhiata a che voli partono questa sera dall’aeroporto, suggerisce Bea. C’è un volo Nuova Delhi, che facciamo? lo prendiamo? Perché no. Decidiamo di partire. Arriviamo giusto in tempo per il festival dei colori, per goderci l’atmosfera colorata e festosa che fino a quel momento avevamo visto solo nei film. Bea vuole andare a Jaipur, a prendere qualsiasi cosa di seta, ma conoscendola una sciarpa… uno splendore!

E adesso? Bea ha voglia di andare a Mumbai, io sento il richiamo delle montagne. Ci separiamo? Ma qui? Ma non è sicuro… Ma a questo punto ci raggiungono i due soggetti conosciuti a Bali (erano con noi anche prima? non lo so, sono strumentali a non lasciare due povere donzelle sole in India), così Bea e  Harry (nome di fantasia e per niente legato al Principe Harry) proseguono verso Mumbay, mentre Alexander ed io andiamo a Kathmandu: obiettivo? Il campo base dell’Everest (in estate, perché l’invernale la lasciamo fare a Simone Moro! Che in questo racconto di pura fantasia è ancora sul Nanga Parbat e ci ha dato appuntamento in Bhutan, dove ci rivedremo anche con Bea e Harry).

Dopo alcuni giorni di cammino, Alexander ed io raggiungiamo il campo base dell’Everest, lui vorrebbe continuare, ma io ho già raccontato ai conoscenti più intimi il motivo per cui il campo base è il limite più alto che posso raggiungere (oltre non c’è la doccia per l’amor del cielo), e Simone Moro (e Bea e Harry – e la moglie di Simone Moro, Barbara) ci aspetta!

Andiamo  in Buthan, per raggiungere il monastero di Taktsang.

Dopo i giorni in Buthan, Simone e Barbara tornano in Italia, Bea ed io siamo indecise tra la voglia incredibile di mangiare una pizza e la voglia di girare ancora. Che facciamo, che cosa non facciamo? Senti, ma se ne parlassimo in un posto un po’ più comodo con un wifi migliore? E così prendiamo un aereo per Mascate in Oman.

TO BE CONTINUED TOMORROW.

img_8795

Advertisements

One Comment Add yours

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s