Camilla’s Book

Cari amici, cari lettori, cari followers… insomma, carissimi tutti,

Come alcuni di voi sanno, come altri invece scopriranno, io ho scritto un libro (disponibile in ebook su amazon), Ultimi Giorni d’Inverno. Libro che ahimè, lascia con un finale aperto che manco Eveline di Joyce. (Ovviamente non entro nel merito del livello dei due libri altrimenti l’avrei persa in partenza). Ad ogni modo, avrei bisogno di un parere sull’inizio del seguito, qualcuno ne ha voglia?


Evelyn

16 dicembre 2012

Mi sedetti sul divano di tessuto color antracite, sistemai lo scialle a mo’ di coperta e mi persi ad osservare ora il fuoco nel camino, ora la neve. Nancy era in ritardo. Ed era strano, perché Nancy non era mai in ritardo, io lo ero, con qualche solita banale scusa che lei accettava, senza obiettare, per il semplice fatto che sapeva quale fosse la ragione di ciò: io non mi sentivo pronta, in grado di affrontare tutto ciò.

«Evelyn, mi fa piacere che tu sia in orario oggi!», sorrise lei. Nancy era una donna deliziosa e per quanto la situazione in cui la conobbi era piuttosto scomoda, lei riuscì, giorno dopo giorno ad alleggerirla. «Hai freddo? Vuoi una coperta?», disse passandomi una coperta color perla di lana. La presi e mi misi comoda sul divano. Nancy aveva un approccio innovativo, per quello avevano optato per lei… e soprattutto era in grado di mettere a proprio agio.

«Sai, c’era un caminetto simile nella stanza di Luke alle Selezioni», iniziai. Non so perché iniziai da lì. Forse per evitare di arrivare al punto. «Ogni tanto ci penso, sai? Ai tempi delle Selezioni, intendo…».
«In modo positivo o in modo negativo?», domandò lei, schietta, come d’altronde volevano le circostanze.
«Entrambi… Da un lato, mi ha stupito tutto quello che sono riuscita ad affrontare in quelle settimane, sono stata concentrata, sotto ogni punto di vista…».
«Ma?».
«Ma sono anche stata spronata, spinta al limite, ad ogni limite».
«Riusciresti a farmi un esempio concreto… Io non ho mai vissuto».
«Non saprei… Si trattava sempre di rispettare l’unica regola che conta davvero per migliorare: non bisogna mollare mai».
Lei rimase in silenzio qualche istante prima di riprendere a parlare. Mi chiese delle Selezioni ed io raccontai. Poi raccontai di quando tornai alla CSA e infine dei Nazionali Lei scrisse di tanto in tanto qualcosa sul blocco note, ma commentò poco. Poi, dal nulla, quando raccontai più di quanto io stessa mi sarei immaginata, dal nulla mi domandò: «Che accadde dopo i Nazionali?».
Restai sorpresa, quasi allibita dalla domanda.
«Non accadde nulla», dissi d’istinto, quasi come se fosse una risposta automatica. «Tornai alla routine».
«Non tornasti alla routine». Mi guardò, aspettandosi che confermassi o controbattessi, io invece restai in silenzio e fissai il camino. «Che accadde, Éve?».
«Non mi va di parlarne, non oggi», risposi.


Allora? Che ne pensate?È buono o è da buttare?
Have A Safe Journey!
Camilla

trail-2

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