Berlin Diary: Day 1

Per tutta la mattina, ho scritto a una sola persona: Martina, la mia Martina. Una delle persone con cui ho passato esattamente 9 giorni insieme nel senso letterale del termine, ma a cui mi sono legata più di molte altre. Insomma, lei era già a Berlino e io non vedevo l’ora di raggiungerla.

Sono da Starbucks ad AlexanderPlatz, mi scrive. Ed io, che di Berlino qualcosa ricordavo, l’ho trovato senza nemmeno dover guardare la cartina. Eccola lì, seduta in uno dei tavolini imboscati, a sinistra del bancone, che lavora al computer. Mi vede e ci abbracciamo. Sarà l’effetto maratona o le sono mancata sul serio?

Restiamo a chiacchierare un’oretta da Starbucks, bevendo l’ennesimo caffè della giornata, perché in un mese ne sono successe di cose e dobbiamo aggiornarci, vise a vise, perché su FaceTime non è la stessa cosa.

Raggiungiamo l’hotel, un quattro stelle poco distante da CheckPoint Charlie, Angleterre. Lasciamo le valigie e andiamo a pranzo in questo posto consigliato dalla guida della Lonely Planet, ChaCha Positive Eating, un ristorante thailandese economico (15€ a testa circa) e davvero buono.

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È il momento di raggiungere l’expo e di ritirare i pettorali della maratona di Berlino, ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta.

Passate le innumerevoli ore nell’Expo, uscite con tanto di snack, protein bars e sportwear vari, torniamo in hotel e ahimè è già tardi, ci conviene andare a cena, che così rientriamo presto. Ovviamente, viste le ottime esperienze con i ristoranti consigliati da LonelyPlanet, decidiamo di andare da Hummus & Friends (Camilla passione hummus, come al solito, ormai si sa, quando aggiornerò la biografia su di me sarà: Caffè, cinismo, hummus e Londra). Ad ogni modo, io di hummus ne ho provati parecchi, ma davvero parecchi e vi assicuro che questo è il migliore hummus che abbia mai mangiato. Inoltre, nel piatto provato c’erano i ceci nel mezzo, i fagioli neri e qualcosa tipo verza, il tutto guarnito da salsa tahini, anch’essa sublime, sul serio, era una delizia.

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Unica pecca? Il pita bread non caldo.

Ritorniamo a piedi verso l’hotel e ci rilassiamo, dopotutto, ci attendono giorni intensi.

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Have A Safe Journey!
Camilla

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