Parole in Circolo: Il sensoMetro

Metro ha cinque lettere. Cinque, come i nostri sensi.

La Metro milanese offre un tripudio di colori, di profumi stravaganti e di voci nuove che stuzzicano i miei sensi da viaggiatrice dal passaggio dai tornelli fino alla riemersione in superficie. Eppure a volte …

Martedì mattina.

Manca aria. Il mio vicino me la ruba, e lottare per riaverla è impossibile. Mi giro a destra, poi a sinistra, non so quale lato offra il profilo migliore. Due signori sulla quarantina mi stanno spalla a spalla manco fossero i miei bodyguard. Se non fosse che mi comprimono avrei perfino la forza di sentirmi vip. Uno moro e snello porta sempre più su la punta del suo naso, forse per sembrare più alto, o semplicemente per trovare più ossigeno. L’altro dal basso della sua altezza non si cura dello spazio altrui e invade la mia zona vitale senza scrupoli.

Mi dico Bea, chiudi gli occhi e immagina un posto ameno. Ma qualcosa ruba la mia attenzione e poi: lo scempio. Lo stile di quella donna mi arriva agli occhi come un flash inaspettato. A Enzo Miccio verrebbero i brividi, e non di freddo. Mi convinco non sia colpa sua, ma di questa luce giallo sbiadito che ci circonda che è peggio di quella dei camerini prova. Sposto lo sguardo e vedo due che amoreggiano intensamente. Il primo pensiero è quello di gridare allo scandalo; il secondo si palesa sul mio viso con la stessa espressione schifata di un bambino davanti al minestrone. Mea culpa, manifestazione dello spirito da zitella. Allora decido di chiudere gli occhi, come primo senso la vista non mi ha regalato belle visioni. Confido negli altri quattro.

Ad occhi chiusi cambia tutto. Un profumo mi richiama. È penetrante e rassicurante. È maschile penso. Sbircio: l’uomo profumato è pure belloccio. Ha l’aria di essere un bancario, un uomo d’affari, è tutto ciuffo ed eleganza sopraffina.

Poi il mio naso si riempie di un altro profumo. Mi sembra di stare in un ristorante eppure la cosa non mi piace, ho ancora il sapore dei biscotti al cioccolato in bocca.

Sbircio: vedo un ragazzo che mangia polpette, deve aver scambiato la colazione per la cena. Che stomaco!

Chiudo gli occhi, ricerco il profumo dell’uomo come un cane da tartufo in un bosco e mi concentro sui suoni. La melodia suggerisce accordi minori: in sottofondo il rumore del macchinario, qualcuno ascolta musica senza auricolari e ci obbliga a partecipare al concerto. Il mio udito inizia a seguire una vocina dolce e sicura. Ripete la lezione di storia a qualcuno confondendo Alessandro Magno con Carlo Magno quasi fossero la stessa persona.

Sbircio: partecipo alla ripetizione aiutandola a ricordare.

Tra un avvenimento storico e un altro mi scordo di mantenermi in equilibrio e finisco per essere gelatina. Oscillo come un pendolo da una parte all’altra finché cedo e mi aggancio con pollice e indice risparmiando alle altre mie dita il contatto con il sudicio palo giallo. Il mio tentativo da equilibrista fallisce.

Mancano poche fermate e io non so più che fare. Mi do all’apnea.

Si aprono le porte, finalmente tocca a me scendere. Mi fiondo per le scale, uscita libera. Tra poco i miei sensi avranno modo di rinsavire.

Metro ha cinque lettere. Cinque come i minuti che ho passato lì dentro. Cinque come i gradini che mi restano prima di vedere la luce. Cinque, come i miei sensi.

Anche in Metro … Hafe a Safe Journey!
Beatrice

beatric p 2beatrice p 1

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s