Scrivere su carta

Vi ricordate quando lo scorso autunno chiesi a Beatrice di scrivere un articolo su di lei? E lei accennò al fatto di essere un’amante della carta, piuttosto che della tastiera del computer, a differenza mia. La verità è che ho smesso di scrivere su carta non appena mi hanno regalato il mio primo computer, in quinta elementare. Con scrivere intendo i miei racconti. Ho sempre pensato che fosse più semplice mettere tutto in digitale. Non va più bene un pezzo? Cancellato. Questo andrebbe bene ma altrove? Spostato. E poi invece, la mia ispirazione, la mia voglia instancabile di scrivere, quella per cui ho passato notti su notti in bianco al liceo, è svanita. Completamente.

Mi sono ritrovata a due anni dalla pubblicazione del mio primo eBook con circa 42 bozze di possibili inizi del secondo libro, 35 short stories iniziate e mai finite, un centinaio di inizi di articoli e post per il blog mai finiti e ancora nulla di concreto in mano. La verità? La tastiera del computer non mi faceva più sentire in sintonia con quello che scrivevo. Fino a quando, da qualche parte tra Greenwich e Canary Wharf non ho avuto l’ispirazione per scrivere qualcosa. Ero con la batteria del telefono praticamente a zero e senza computer, che potevo fare? Sono andata da Paper Chase, ho comprato un blocco note qualunque, di quelli con la spirale in alto, ho raccattato una penna dal fondo della borsa e ho sono salita in tube. Da Canary Wharf a Piccadilly la strada non è lunga, non in metro, quantomeno, ma io mi sono ritrovata sulle scale mobili di Piccadilly con già sei pagine. Scritte male, di fretta, piene di cancellature ed errori, eppure mie.

Sono entrata in ClubHouse da Rapha, ho ordinato un caffè e ho continuato a scrivere. Quando ho alzato lo sguardo erano passate 6 ore, non avevo pranzato, non avevo bevuto, non avevo sentito nulla. Mi sono ritrovata con oltre 30 pagine, di ancora non so bene cosa, di questa storia, che sentivo come mia. Sono uscita, ho percorso Regent’s Street quasi di corsa per raggiungere Chloe per cena, leggendo e rileggendo le pagine che avevo scritto non si sa bene come. Anche a cena, per quanto fosse piacevole la compagnia, ero distratta dall’idea di quanto dovessi ancora scrivere. In metro ho continuato. In treno per l’aeroporto. In aereo. In macchina verso casa.

Il mio blocco note oggi è quasi pieno. Non so che finale avrà la storia o se una volta finita mi piacerà ancora. Ma scriverla è stato impagabile.

Have A Safe Journey!
Camilla

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