Quante cose cambiano in un anno?

Il 4 luglio 2016 per me è iniziata una nuova vita. Per me quel giorno ha avuto lo stesso effetto di spezzare centinaia di catene e, nel bene e nel male, spezzare una dozzina abbondante di rapporti.

Quando mi chiedono cosa studio, e mi ritrovo a spiegare che Studi Internazionali sia una facoltà che comprende elementi  di Scienze Politiche, elementi di Sociologia ed elementi di Relazioni Internazionali, le persone tendono a dire subito che allora devi essere molto brava a fare relazioni. Quando mi sono ritrovata, poco più di un anno e mezzo fa a scegliere che università fare, mio padre mi disse che avevo fatto una buona scelta, perché le relazioni sono alla base di tutto quanto. La verità è che non sono così brava a fare relazioni e chi mi conosce lo sa, ma non è questo il punto.

Il punto è che io il liceo l’ho vissuto male. Per colpa mia? In parte. Per colpa di “fattori esterni”? In parte. Ci sono mille variabili che potrei elencare, ma di nuovo non è questo il punto. In parole povere, da quel lontano quattro luglio io non ho più rivisto, quantomeno non intenzionalmente, nessuno del liceo. (Eccetto una mia compagna che vive nel mio stesso paese e con cui sono in  buoni rapporti dai tempi delle elementari). Per l’amor del cielo, ho mandato e ricevuto i messaggi di auguri, i classici mi piace di circostanza, ma per il resto non c’è stato, forse da entrambe le parti, la volontà di vedersi.

Fino a quando, per caso, una mia compagna del liceo mi ha mandato gli auguri di compleanno, dicendo che quando ero a Bratto le avrebbe fatto piacere incontrarmi. Io sono rimasta stupita dalla cosa. Innanzitutto, mi ha fatto subito piacere. E poi mi sono detta che, in fin dei conti, il mio “non voler vedere nessuno del liceo” si riferiva semplicemente al “non volermi confrontare con la me stessa del liceo” (e nel dubbio anche con certi soggetti, ma di certo non si trattava di questa persona nello specifico). Quindi ho accettato e una settimana dopo ci siamo trovate per un aperitivo, a metà strada.

Era una calda serata di fine agosto e, come mio solito, io ero in ritardo. Ci siamo viste ed è stato subito un che bello vederti. E non è stato un che bello vederti di circostanza, ma un che bello vederti sul serio. Quando l’ho rivista, mi sono resa conto innanzitutto di quanto sia cambiata io. Ho smesso di sentirmi la solita impacciata ragazzina che non riesce a vivere nel presente. Mi sono sentita a mio agio, mi sono sentita serena. E allora forse, il vero problema del liceo era come mi sentivo io: in trappola. In trappola di una situazione familiare che non mi piaceva e da cui ora posso andarmene quando mi va. In trappola di una situazione scolastica che non mi dava abbastanza, e da cui ora me ne sono andata. In trappola di amicizie sbagliate e di un mero tentativo di “stare al proprio posto”, anche se non c’era il mio posto. Perché qui, nel piccolo paesello di provincia dove sono cresciuta, c’era un posto per la Camilla bambina, ma non per la me di oggi (a meno che non si tratti di vacanza) né per quella di domani.

“Mi ha fatto davvero piacere vederti”, mi sono ritrovata a dire alla fine. Pensandolo sul serio. Perché mi sono resa conto di quante cose siano cambiate in un anno. E di quanto ancora possa cambiare. E di quanto sia facile, incontrarsi a metà strada, anche per poco, anche per caso. Poi, ognuno per la sua strada, non al suo posto… Ognuno a inseguire i propri sogni, a combattere le proprie battaglie… Poi, ci si prenderà un aperitivo a metà strada più avanti.

Have A Safe Journey!
Camilla

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