Budapest: “Mi hai fatto sentire bellissima”

Ora vi racconto di cosa è accaduto a Budapest. O meglio, di cosa mi è accaduto. Chi mi conosce sa che amo viaggiare, fosse per me scenderei da un aereo solo per prenderne un altro, ma purtroppo non è sempre fattibile, giusto? Comunque sia, di tutti i posti in cui sono stata ho ricordi splendidi, foto che non rendono mai giustizia come vorrei e poche fotografie mie. Magari una foto di gruppo, un selfie, ma poche foto mie.

A Budapest, le cose sono andate diversamente. Beatrice è molto appassionata di fotografia, e ci tengo a sottolineare molto perché dopo venti-trenta chilometri a piedi aveva la forza di mettersi a sistemare le foto fatte in giornata. Le sue fotografie sono spettacolari, hanno quel non so che di misterioso, nostalgico, saudade, insomma: non sono mai scontate.

Fin dal primo giorno, mi ha subito detto di chiederle se avessi voluto una foto ed io all’inizio ero un po’ scettica. Non vengo bene in foto, non sono mai venuta bene in foto, sono una delle persone meno fotogeniche che esista, quindi che senso avrebbe avuto? Però, ho ceduto ad una foto con gli occhiali da sole il primo giorno. Si vedevano giusto spalle, visto e la splendida Pest sullo sfondo.

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Il secondo giorno, mentre salivamo alla Cittadella, ci siamo fermate a un belvedere e di nuovo, visto lo spettacolo alle mie spalle Bea mi ha scattato un’altra foto. Visti i trentotto gradi all’ombra e il fatto che stessimo “scalando” sotto il sole cocente, credevo che in quella foto sarei venuta sfatta come pochi, ma quando Beatrice me l’ha fatta vedere, più tardi quel giorno, ero sconvolta: ma sono proprio io? Ero sorridente, il volto rilassato. Le parti del mio corpo di cui sempre mi preoccupo, braccia, pancia, fianchi, erano a posto, non perfetti, ma a posto.

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Il quinto giorno, indossavo uno dei miei completi preferiti: dei pantaloni blu che non chiedetemi perché o per come ma riescono a rendere la mia vita più sottile, una camicia e la mia giacca rosa, uno dei pochi capi colorati che adoro. Davanti al parlamento, visto che per una volta non stavamo collassando per il caldo e quindi avevo un briciolo di trucco, ho chiesto per l’ennesima volta a Bea di farmi una foto.

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Non so di che costa stessimo parlando, ma è riuscita a cogliere un momento in cui stavo ridendo, è riuscita a farmi sentire bellissima. È riuscita a farmi pensare “ehi, ma sono io quella!”. Non mi ero mai sentita così difronte a una mia foto… Ero sempre solita fermarmi a guardare cosa “non andasse bene”, piuttosto che cosa invece mi piacesse. E va bene, non sarà certo perfetta e io sono ancora la stessa persona che si fa mille paranoie su qualsiasi cosa mette, che qualsiasi cosa segna qui e qui, ma per un momento, guardando la foto, sorridendo al pensiero di quel momento, io mi sono sentita davvero ma davvero bene.

Quindi forse, tutte le volte che non ci sentiamo bene al vedere le nostre fotografie, dovremmo chiederci, e se non avessimo trovato un fotografo o una fotografa in grado di cogliere il sorriso giusto? Quello tale da rubare la scena a tutti i difetti che altrimenti troveremmo? E di nuovo, il grazie più grande va alla mia Bea, the hau to my mana, the wakame to my edamame, the Cristina to my Meredith, la mia migliore amica.

Till next adventure! Have A Safe Journey!
Camilla

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