Padri e Figlie

Qualche sera fa, con Federica abbiamo guardato Padri e figlie, un film di Gabriele Muccino che racconta nell’arco di 25 anni il rapporto tra un padre, Jake, e una figlia, Katie. Sarà stato che era un film molto ben fatto o che alcuni temi mi erano fin troppo noti, ma era da mesi che non trovavo un film in grado di muovermi emozionalmente come Padri e figlie.

padri e figlie

Quando il film è finito, sono tornata a casa. Era da poco passata la mezzanotte e c’era un’aria fredda, che manco sembrava il primo agosto. Piuttosto sembrava aprile, forse addirittura marzo. O forse il vero problema era che siamo in montagna e in montagna, estate o non estate, non puoi pretendere di girare in motorino di notte con solo una camicia. Ad ogni modo, mi sono messa a riflettere, in quei cinque minuti di strada sul rapporto padre figlia che io in primis ho vissuto.

Penso che non ci sia nulla di eguagliabile al rapporto che si crea tra un padre e una figlia, forse se un giorno sarò madre vi racconterò quello di madre e figlio, ma resterò comunque convinta che il rapporto padre e figlia sia il dono più bello che una figlia possa ricevere. Io me ne rendo conto, ogni giorno, quando sono a casa e quando sono lontana, so che a prescindere dai chilometri che ci separano, papà non è mai distante. Ma dalle piccolezze di un messaggio della buonanotte quando non mi sente per qualche giorno, a quando io, sempre incasinata di mio, spesse volte in crisi, lo chiamo e la risposta non è arrangiati, cavatela da sola, ma è arrivo, appena ho un momento libero sono da te. Senza ma e senza se, lui arriva.

Me ne rendo conto tutte quelle volte che mi lascia parlare e parlare, come una radio, e mi aiuta a cercare di capire quale sia la strada per me, a cercare di capire, anche analizzando per filo e per segno tutto quanto, se si sia trattato di un passo avanti o uno indietro. Me ne rendo conto quando gli chiedo di venire a fare un lungo di corsa con me e cascasse il mondo, c’è sempre, in motorino due metri davanti o due metri dietro di me. Se ne rende conto pure nonna, quando magari vede che papà ed io abbiamo discusso e per cercare di calmare le acque mi dice Camilla, tu non hai idea del bene che ti voglia il tuo papà, gli si illuminano gli occhi quando parla di te. Me ne rendo conto perché a prescindere da quanto sia folle un’idea che propongo, mi ha sempre detto: tentala, io ti supporto finché posso. E in ultimo me ne rendo conto perché mentre cercavo sull’hard disk esterno qualche fotografia da allegare al post, ho trovato intere cartelle di foto mie, magari anche cinque nella stessa posa davanti a un caffè o leggendo la piantina di Parigi cercando di capire dove fossimo, davanti alla Nespresso della Rambla a Barcellona e ammirando, in stile Wordsworth, il Tamigi a Londra. Che sono quelle cose che solo un padre può fare, perché chiunque altro l’avrebbe dovuta cancellare.

Credo che un padre, per una figlia, sia il porto sicuro, dove sai che, a prescindere da quanto sia in tempesta il mare, puoi sempre attraccare. Have A Safe Journey at sea!

Camilla

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