Di quella volta in cui conobbi Jessica

Quarta e ultima roccia, ultima ma non meno importante. Questo giovedì vi racconto di come ho conosciuto Jessica. Questa storia, forse ancor più delle precedenti, ha dell’assurdo. Ma col tempo ho imparato che le persone che ho conosciuto in un modo assurdo, sono quelle che poi sono rimaste.

Per raccontarvi di quando ho conosciuto Jessica, bisogna tornare al 31 ottobre 2008, la sera di Halloween, in una fredda sera di New York City. Mio padre quell’anno si era allenato per correre la maratona di New York, con Isa. E tramite Isa abbiamo conosciuto Jessica. Io all’epoca avevo undici anni, era tarda sera ed eravamo da Smith & Wollensky ad aspettare questa Jessica, che non arrivava più. Ora, oggi non mi formalizzo sul ritardo, anche perché sono sempre in ritardo, ma quella sera proprio sembrava un’attesa infinita. Ero indecisa se avevo più fame o sonno o entrambi. E Jessi non arrivava.

Mi sono addormentata sul tavolo. Capitemi, ero sotto fuso che metà bastava. Quando è arrivata, era un’esplosione di energia. Seriamente, era super attiva, anche a quelle che erano le quattro di notte ora italiana. Ed io la prima sera non riuscivo proprio a capire dove trovasse le forze. No, la prima sera non l’avevo sentita subito a pelle. Ma insomma, avevamo anche due età diverse, era un momento particolare e boh…

La mattina successiva, a colazione, una piccola me che sapeva quattro parole in croce di inglese, voleva ordinare le uova, ma non si ricordava come si dicesse strapazzate. Jessica ha salvato la situazione e allora direi che ha iniziato a piacermi.

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Come dimostra questa foto, siamo diventate subito molto affiatate.

Nei giorni successivi, Jessica era sempre un pieno di energia e, sebbene continuassi ad addormentarmi ovunque, nei rari momenti di attivismo mi stava simpatica. Ma davvero simpatica.

Nei sette anni che seguirono, ci siamo continuate a sentire, di tanto in tanto, ma nulla in particolare. Fino a quando, nel marzo 2015, le ho detto che volevo correre una maratona. E lei mi ha detto che mi avrebbe allenato. Corsa dopo corsa, mi ha fatto ritrovare la fiducia in me stessa e mi ha portato a correre la mia prima mezza maratona, che per quanto sia stata dura resterà sempre nel mio cuore: la Royal Parks Half Marathon a Londra.

Da allora, la coach è diventata sorella maggiore (ma per inciso, continua a guardarmi gli appoggi anche al ristorante), una delle amiche più care, una confidente, una di quelle persone che ti fanno stare bene. Oggi, sono più le volte in cui usciamo a cena di quelle in cui mi porta a correre, sono più le chiamate per problemi di altro genere, che non quelle di corsa. Però per qualsiasi cosa, io so che posso contare su di lei, e questo basta. A prescindere che sia un problema di corsa o di cuore.

E da allora, dopo oltre 2800 km corsi, alcuni insieme altri da sola, da una conoscenza nella città più bella di sempre, da allenatrice, oggi è diventata una sorella maggiore. Ed io, da brava sorella minore, la porto in vita ogni volta che riesco!

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