Di quella volta in cui conobbi Beatrice

Settimana scorsa vi ho raccontato di quella volta in cui conobbi Martina, una delle famose quattro rocce della mia vita. Per par condicio, ora vi racconto di un’altra di queste quattro fantastiche donne.

Conobbi Beatrice il 13 settembre, il primo giorno di università. Era una giornata calda, afosa come capita sempre in città. Io ero in ritardo, ancora non conoscevo la strada ed ero in bicicletta, quindi vi lascio immaginare. Quando sono arrivata, entrando per la prima volta ufficialmente in dipartimento, ho sentito su di me il peso degli anni di storia, di chi ha iniziato a Trento, di tutti quelli per cui Trento è stata un trampolino di lancio.

Sono scesa nel seminterrato e tutti erano già a gruppetti, che parlavano del più e del meno, e quindi… quindi ho visto questa ragazza, che era un po’ in disparte, ma aveva un viso simpatico. Indossava un pantalone blu, una maglia bianca e blu, un paio di sandali abbinati e una borsa fatta a cartella vecchio stile in pelle. Mi presento, così, dal nulla. Non sono certa di averle fatto fin da subito una buona impressione, perché in quei giorni ero in para con la casa, e quindi una delle prime domande che le ho fatto è stata: hey, ma tu come ti sei sistemata a casa? Della serie, confidenza, Cami.

Comunque, a parte le classiche figure di merda, siamo uscite a pranzo dopo lezione e abbiamo iniziato a chiacchierare. Poi il giorno successivo. Poi quello dopo ancora. E poi boh, sarà che io e Bea ormai andiamo in crisi sincronizzata, su un milione di cose la pensiamo allo stesso modo, sarà che abbiamo finito per diventare Hau e Mana (lunga storia), o che comunque nel giro di quest’anno è cambiato davvero tutto quanto, ma credo che senza di lei il freshmen’s year sarebbe stato decisamente più noioso.

Perché da quel lontano giorno di settembre ne sono successe di cose! Siamo state a Roma, siamo sopravvissute a una sessione, abbiamo fatto un RUNtrip e progettato un viaggio (in realtà siamo a tre tentativi), una 26km (running io, supporting Bea — e supporting è più importante del running vero e proprio, siamo onesti), un elenco delle cose più ciniche dette durante l’anno (Le mie occhiaie hanno le occhiaie cit.) e decine di chiamate da mezz’ora se non di più.

Questa mattina su Facebook ho letto una citazione che diceva: dietro una grande donna, ci sono almeno sette donne che leggono i messaggi prima che lei li invii, ecco, Beatrice è una di queste sette, per non dire LA PRIMA CHE LEGGE I MESSAGGI che devo inviare. Ma insomma, con lei ho riscoperto cosa significhi rimettersi in gioco, a livello di amicizie, a livello di barriere e di limiti, a livello di cosa sia bene ogni tanto confidare, anche se si tratta di un vecchio mostro. Con lei ho riscoperto cosa significa ridere fino a crepapelle per una battuta che abbiamo capito solo noi, e soprattutto ho scoperto cosa significa avere quella persona che sai che se chiami alle 3 del mattino nel panico ti risponde e se ti scrive Cami ho la febbre, tu non dici prendi una tachipirina, ma dici se sale mi scrivi, prendo la macchina e in due ore sono da te. Niente ma e niente se, noi ci siamo, l’una per l’altra.

Have A Safe Journey!
Camilla

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