Di Quella Volta in cui Elisa ed Io Corremmo la STRAWOMAN

Correre a Bergamo è dura. Ma non dura del tipo, oh guarda, cento metri di salita e poi piano. No, del tipo avete presente i 7 colli di Roma? Sono niente in confronto a quelli di Bergamo. Quindi, quando ho convinto Elisa ad iscriversi con me alla Strawoman, non ho menzionato il fatto che si andasse in città alta. Entrambe l’avevamo messo in conto, ma da qui ad esserne certe c’era un bel pezzo.

Ci siamo date appuntamento e siamo scese insieme. Mio padre ci ha prestato la sua macchina che nel giro di una decina di minuti è diventata un bunker di cose da corsa. Sì, io ed Elisa non siamo lightpackers, purtroppo o per fortuna.

Nonostante fossimo arrivate al Race Village che erano le sette passate, il caldo era ancora insopportabile. Ritiriamo i race kit e sì, era davvero una non competitiva, non c’era il chip, non c’era nessun legame tra nome e pettorale, ma andava bene così, era quello lo spirito giusto.

Visto il caldo siamo andate allo 035 a farci un aperitivo (analcolico! Perché al momento eravamo ancora abbastanza prese bene per la gara, ma la maggior parte delle Strawomen out there avevano uno spritz o un mojito in mano).

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Così, sedute alla terrazza allo 035, nel caldo del tramonto di Bergamo, circondate dalla musica del race village e dall’euforia pre gara, l’unica cosa sensata che mi viene da dire è “É per questo che mi piace correre”. Perché correre, l’atto effettivo della corsa, non è così entusiasmante, soprattutto col caldo, e presto lo sapremo, ma questi momenti, di calma prima della tempesta, sono questi quelli che mi hanno fatto innamorare della corsa.

Le nove si avvicinano e ci avviamo alla partenza. Siamo convinte di essere abbastanza avanti, non ci sono battaglioni, né tempi, e va bene così, ma non appena c’è lo start, nessuno corre. Tutte camminano e il primo km è solo slalom per cercare di avere un po’ di spazio. Eppure, essere un puntino fucsia in una macchia fucsia per le strade di Bergamo non ha prezzo.

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Poi inizia la prima salita, per arrivare in Città Alta. Sui SANPIETRINI per l’amor del cielo. Al terzo chilometro, iniziamo davvero a sentire la salita, ma ormai siamo sulla Corsarola e la mia big sister Jessica è all’altezza di Piazza Vecchia e non è certo il momento di mollare. Passiamo davanti a Piazza Vecchia alle 9:27 e manchiamo Jessica per 5 minuti. (WE’RE FAST BIG SIS!). Continuiamo dirette verso San Vigilio. Niente Jess, niente sali e il caldo diventa davvero intollerabile. È il momento di scegliere se fare il percorso da 5 o da 10km, ed Elisa ed io (soprattutto per sua volontà) scegliamo i 10km. Così, passiamo davanti alla funicolare di San Vigilio e un gruppo di ragazzi, che hanno avuto pietà di noi, ci hanno offerto una bottiglietta d’acqua.

*PICCOLO INCISO: Grazie ragazzi! Elisa ed io avevamo perso fiducia nell’umanità, ma poi siete arrivati voi due, ci avete salvato. Saremmo collassate prima di raggiungere i cinque chilometri se non fosse stato per voi.*

Al sesto chilometro c’è finalmente un ristoro, con acqua, non quello che ci saremmo aspettate per quei sei chilometri che sembravano sessanta. Continuiamo a correre e finalmente, all’ottavo chilometro inizia la discesa. SUI SANPIETRINI.

Terminiamo la dieci chilometri con un tempaccio, ma tra il caldo e la salita va bene. E il mio record sui dieci chilometri in gara (risalente al 2015 e in condizioni altrettanto terribili) era ancor peggiore, quindi va bene. Ci danno medaglia, acqua, barretta, grissini, 2 uova sode (ma seriamente?) e finalmente ci cambiamo e andiamo a cena.

10km difficili, una medaglia sudata, ma anche una serata bellissima. Una serata condivisa con altre 7500 donne che hanno scelto di andare a fare una corsa (o camminata) di 5 o 10 km per lanciare un messaggio, un messaggio di basta lacrime solo sorrisi, un messaggio di NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE.

Recuperiamo le energie da Capa Toast e infine torniamo alla macchina, sempre più bunker e  finiamo la serata a suon di chiacchiere! Del più e del meno, di quei momenti imbarazzanti, divertenti, terrificanti che in qualche modo ci hanno portato lì, sorridenti con la medaglia al collo, stanche ma, come direbbe Eleonora, FELICIONE!

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E voi? Avete partecipato alla Strawoman di Bergamo?
Have A Safe Journey!
Camilla

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