Di quando ci si dimentica che si corre e di quando il proprio ginocchio ce lo ricorda

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Correre d’estate è bello, ma fino a un certo punto. Dopo una cosa come 6 tentativi di correre un lungo, terminati in 5 km e Camilla barcollante, che a momenti collassa per il caldo, mi sono imposta di uscire. Non avevo grandi aspettative per una corsa, puntavo a qualcosa compreso tra i 6 e i 20(25)km. Sono uscita con l’idea di vedere a che punto fossi e quanto male avessi al ginocchio.

C’è una regola non scritta, che ormai applichiamo fin troppo: se non corri, fai da crew. Come mio solito, odiando correre con qualcuno, ma anche odiando correre da sola, ho finito per trovare un accompagnatore (in motorino) che mi desse il passo, e portasse l’acqua. Siamo usciti che erano le 8:00 di sera, ormai non era più così caldo, sebbene i primi chilometri abbia boccheggiato parecchio. Non avevo aspettative di tempo, puntavo a mantenere un passo comodo, che mi permettesse di respirare tranquillamente e correre dimenticandomi che stessi correndo. C’è un altra regola non scritta, chi non corre, sceglie il percorso. Ed io mi ero raccomandata di trovare un percorso che fosse regolare, perché il percorso della gara è piatto e non ha senso fare un saliscendi. Ecco, mi porta su un collinare. Un COLLINARE. D’accordo, mi dico, la salita potrebbe servire a farmi evitare il male al ginocchio giusto? MA LA DISCESA??.

Iniziamo con i primi 3 km e mi passa l’acqua. Fa caldo, Cami, non collassarmi subito, dice. Stai tenendo un bell’andare, comunque. I primi 6km vanno tranquilli ed io a momenti mi dimentico seriamente che stavo correndo. Arrivano i dieci chilometri, 2 minuti più lenti del mio solito, ma va bene. Non siamo qui per guardare i tempi. L’undicesimo km inizia ad avere parecchia salita ed io non sono più fresca come i primi km. Okay, okay, va bene, manteniamo la calma. Anche il dodicesimo è in salita ed io inizio a chiedere al povero pacer che ormai da oltre un’ora sta seduto in moto davanti o dietro di me perché stiamo continuando ad andare in salita. Ma scusa, un po’ di piano ti dava fastidio?

Al 13esimo km, il mio intestino smette di collaborare e a mali estremi estremi rimedi. Ma niente da fare, come richiestogli prima di partire, il mio pacer non ha pietà e non mi fa andare su una maledetta strada piana nemmeno quando sono piegata in due. Cami, se corri forte in salita, in piano vai che sei una bomba! (MA CHI HA MAI VOLUTO ESSERE UNA BOMBA, REGÀ?).

Dal 13esimo e mezzo, proprio mentre iniziavo a calmarmi, il mio ginocchio arriva. Un dolore pungente, subito. Maledizione, maledizione, maledizione. Io ne volevo fare 20 di km almeno. Okay, arriviamo a 15. 15 km, il peggio l’abbiamo fatto, poi una volta lì decidiamo se andare avanti, okay? Ne hai fatte di peggio, mi dico. (Sì, ho un forte dialogo interiore mentre corro).

Suona il 14esimo km, ed io inizio a rendermi conto che okay, non sarà stata la corsa perfetta, ma con un po’ di fortuna (e un po’ di piano), posso ancora chiudere a passo maratona. Andiamo di lì?, domando al pacer quando arriviamo a un bivio. La strada che sembra voler seguire è decisamente in salita mentre quella laterale è più in piano. SBAGLIATO. I primi 200m sono un bellissimo piano in mezzo ai campi, poi c’è un sottopasso e una salita MOLTO MOLTO LUNGA e MOLTO, MOLTO IN PIEDI. Okay, calma, ne hai fatte di peggio. Boccheggio. E sta volta mi viene davvero da vomitare. Stare zitta mai tu, eh?

“Dai, Cami, alla casa è tutta discesa”, mi dice. Sì, ma la casa è LASSÙ, io sono QUI GIÙ. Dopo 500m che sembravano un’eternità e che dovrebbero valere come 5km, io tutto sto piano non lo vedo. Ma il tempo scarseggia perché questi tratti in salita hanno rallentato il passo che avevo in mente quindi bisogna pedalare per chiudere i 15km nel passo gara. “Vai, vai di brutto, fa in modo che non riesca a starti dietro”, dico al mio pacer. “Tira, tira più che puoi”. Ecco, credo mi abbia preso per uno di quei folli che corrono a meno di 3 minuti a km, perché nel giro di 2 metri l’ho preso. Fermo il cronometro con 12 secondi di anticipo sul tempo previsto. Buono, buono, penso. Sì, non tanto buono. Se a 15 arrivi così, figuriamoci 42.195. Ma c’è ancora qualche settimana, giusto?

Per chiudere in bellezza, mentre io sono seduta sul marciapiede, a godermi il fresco delle 9 passate e a tentare di far passare il male al ginocchio, arriva la classica signora sui 30 che porta a camminare il cane vestita di ogni possibile colore fluorescente, che guarda me, poi guarda il pacer e gli fa, è lei il personal trainer? La prossima volta vengo anch’io. Ecco, io stavo morendo dalle risate, mentre il povero pacer le sorride e le dice, ma no, io scelgo solo il percorso.

Siamo tornati in moto e io a momenti mi stavo per addormentare e poi tuffo in spa, perché mannaggia la miseria, il mio ginocchio non collabora. Nel dubbio, ghiaccio tutta notte e oggi sembrerebbe meglio, ma non è ancora il momento di cantare vittoria.

Maaaaa, ricordatemi perché mi piace correre?

Have A Safe Journey!
Camilla

Sea!

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