Guest Post: Valentina’s Sarnico Lovere Run

Valentina, runner e RunLover (da non confondere le due cose per favore), ha preso parte, insieme a Camilla, innumerevoli RunLovers e altri runner (per un totale di 4.005 partecipanti) alla Sarnico Lovere Run, la scenografica corsa sul lago d’Iseo. Di seguito, il racconto della sua avventura!

Comprendo che chi ieri non l’ha corsa, sarà tremendamente stufo di sentir parlare della Sarnico Lovere, ma non posso astenermi dal farlo, perché la speranza è che mettere nero su bianco con voi questi 25 km, come quasi sempre accade, aiuti anche me a rientrare in possesso delle mie capacità fisiche e mentali. Già, perché questa gara è stata tutto fuorché piacevole e, se non ci fosse stato questo gruppo nella mia vita (fisicamente e metafisicamente parlando), credo la archivierei nel cassetto più profondo della mia memoria. Erano 8 mesi che sognavo di correre la Sarnico Lovere, perché, un anno fa, è stata l’ultima gara a cui ho partecipato da runner incosciente – dai che avete capito di quale categoria sto parlando, proprio di quella… di coloro che, cascasse il mondo, non ascoltano i segnali che il corpo lancia loro e che hanno il solo obiettivo di inseguire i tempi contro tutto e contro tutti – e quella in cui ho casualmente conosciuto chi, a distanza di mesi, non solo non mi ha ancora mandato a quel paese, ma addirittura mi sostiene giorno dopo giorno. Insomma, era la gara che decretava la fine di “Valentina finta wonder woman” e l’inizio di “Valentina sognatrice… di unicorni”. Ed è per questo che ho desiderato fosse tutto perfetto e ho cercato di organizzare il week end nel miglior modo possibile, perché, in un certo senso, questo era per me un anniversario. Purtroppo però, sappiamo che, più ci si ostina a tenere sotto controllo quello che accade intorno a noi e più si cerca di impugnare le redini di una situazione, più si rischia che una singola virgola fuori posto mandi all’aria i nostri piani. E così, senza che io me ne accorga, lunedì scorso mi alzo dal letto con il collo bloccato a causa di una contrattura del trapezio. Di nuovo. Di nuovo, perché era accaduto meno di un mese fa, esattamente a sei giorni dalla mia partenza per Madrid. Se quella volta, però, lo stop da sabato a domenica e due trattamenti piuttosto strong dal fisio erano bastati, stavolta no. Per cui, nonostante il dolore nel corso dei giorni si fosse attenuato, ma non potendo assumere alcun tipo di antinfiammatorio, ho temuto fino al risveglio di ieri mattina di non poter festeggiare il mio anniversario correndo sul lago d’Iseo. Per questo, la tensione nei giorni precedenti è stata per me alle stelle. Ma è bastato salire in macchina, in direzione Lovere, con Sara e Jessica sabato mattina per ricevere una dose di benzodiazepine naturali. Dopo aver assolto al compito di ritirare i pacchi gara con una rapidità da fare invidia a Babbo Natale e ai suoi elfi in Lapponia ed aver fatto tappa al supermercato per acquistare latte e Galletti Mulino Bianco per la colazione della sottoscritta (che non c’erano!) – per chi mi conosce, don’t panic… avevo portato con me lo scrigno con 8 biscotti per chi non mi conosce, vi dico solo che non sono normale, ma questa è per me la normalità – arriviamo in hotel, dove, alle prese dello scarico di valige e pacchi, sento alle mie spalle una voce familiare che mi chiama, è Massimiliano che non vedo dalla Milano Deejay Ten e, naturalmente, dietro di lui, Raffaella Carrà (Carramba che sorpresa!)  Ma questa è stata soltanto la prima di una serie di emozioni che mi hanno pervaso, da lì fino alla fine del week end. La giornata di sabato termina con la cena tra Lovers arrivati a rate da ogni dove per il puro piacere di trascorrere insieme un paio d’ore di scambi di abbracci, sorrisi, sguardi e racconti.

Dopo una notte insonne (sempre sante le mie compagne di sventura) e i vari preparativi/rituali che precedono la partenza dall’hotel – ringraziando il cielo di essere ancora munita di un collo in grado di effettuare una rotazione di 180 gradi – ci rechiamo verso il punto prestabilito per il ritrovo RunLovers. Causa consegne natalizie, io arrivo un po’ dopo, ma vedere che un sacco di voi erano già lì è stato qualcosa di indescrivibile. Anche l’anno scorso avevo provato ad organizzare il ritrovo, ma alla fine ci eravamo ritrovati – pure per caso – in quattro, per cui, lasciatemi dire che, quest’anno, sono rimasta senza parole. Ci si presenta, ci si abbraccia, si scattano foto, si allenta la tensione, si fa la coda ai bagni in compagnia e, in men che non si dica, arriva il momento di andare in griglia. Lungo il tragitto si incrociano altri Lovers, ci si riconosce, si scherza, ci si augura l’in bocca al lupo. Vogliamo parlare dell’emozione del riconoscersi tra la folla?

Chi non conosce RunLovers non può comprendere cosa significhi… io dico solo che RunLovers è ovunque. A mano a mano, durante la discesa, perdo di vista alcuni di voi e per questo vi chiedo scusa, ma, quando mi posiziono in griglia, metto automaticamente il cervello in modalità “risparmio energetico”, specialmente quando sento di non essere al meglio della forma fisica e mentale. Non starò a tediarvi descrivendovi quei 25 km chilometro per chilometro, ma, per la prima volta durante una gara, ho patito le pene dell’inferno dall’inizio alla fine.
Lui mi stava davanti e, se ogni tanto non si fosse voltato per accertarsi della mia presenza, sono certa ora sarei ancora al km 10 seduta per terra a piangere. Non so se sia stata l’assenza di fiato dovuta al fatto che non correvo da una settimana, se sia stato il dolore al collo che forse mi ha portato a correre parecchio storta, se sia stato il caldo micidiale, ma i dolori localizzati nei soliti punti per me critici non hanno tardato a farsi sentire, tanto che a ogni chilometro segnalato dal Garmin pensavo “basta, ora cammino” e poi “no, non posso… questa gara è troppo importante.” Stavolta non c’era il panorama mozzafiato, non c’era il tifo sul ciglio della strada, stavolta c’erano soltanto il dolore fisico, le imprecazioni e la paura di non farcela. Ma avevo un punto di riferimento, lui era davanti a me e sapevo che ci sarebbe stato fino alla fine. La forza ulteriore e necessaria mi è arrivata dall’incontro di qualche Lovers lungo il percorso  il che mi ha permesso di ricaricarmi e di distrarmi da quello che sentivo provenire da ogni angolo del corpo: grazie a Francesco di Cremona che rientrava da tre lunghi mesi di infortunio al soleo e che andava come un missile (se ci sei, batti un colpo perché non so il tuo cognome); grazie ad Alex che si è fatto riconoscere durante i primi chilometri tirandomi la coda e che ho incontrato nuovamente al 23esimo km in modalità turista giapponese, la cui devozione per la fotografia ci ha permesso addirittura di fare un selfie; grazie a Davide riconoscibile dal suo passo preciso e dalla sua onnipresente divisa “Nike Runner”; grazie ad Antonio per i suoi immancabili incitamenti; grazie a Loris per il caloroso saluto iniziale e per lo sprint finale. I sorrisi (forzati) lungo il percorso li ho riservati ai fotografi, perché, nelle foto ufficiali di un evento con un significato personale simile, non puoi permetterti di avere un’espressione che sottende un’emozione diversa dalla gioia. A qualche decina di metri dal traguardo ero talmente concentrata su quello che sarebbe accaduto di lì a qualche secondo – fermarmi – che non ho nemmeno sentito Jessica che urlava il mio nome. In quel momento, dentro di me, soltanto un’emozione: sollievo, perché finalmente l’agonia era finita. Ho attraversato il gonfiabile con 5 minuti in meno rispetto allo scorso anno, è stato PB e non me ne è fregato nulla. Perché la gioia stava soltanto nell’essere riuscita a tagliare il traguardo con la mano nella mano di chi, lo scorso anno, avevo conosciuto alla partenza. Da lì in poi, soltanto il dolore e il senso di colpa per aver dato retta alla testa anziché al corpo, dopo mesi di duro “lavoro” su ciò.

Per questo, mi sento di scusarmi con tutti coloro che ho incontrato dal traguardo al prato, dal porto agli spogliatoi, dalla strada verso il ristorante al parcheggio di Sarnico, per non avervi riservato il sorriso e le parole che avreste meritato, per essere risultata “assente”. Purtroppo, quando il dolore o i pensieri prendono il sopravvento, mi accade ciò. Insomma, io sono anche questo.
Per cui, grazie per la comprensione e grazie a ciascuno di voi protagonisti per avermi permesso di festeggiare questo “anniversario” costruendo una realtà che è andata ben oltre la mia immaginazione.

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Have A Safe Journey!
Valentina

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