Show Me That Healthy Glow: #20 Respira

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Cara M,

Sai che parlo con te, ma non è necessario che il resto del mondo lo sappia, giusto? Eccoci qui, come è strana la vita, che ci ha portato a conoscerci per puro caso. Perché sarebbe bastato che tu non mi avessi scritto su facebook, o che io semplicemente avessi risposto fredda e distaccata e oggi non saremmo qui, a parlarci dai capi opposti del mondo, a cercare entrambe la nostra strada.

Come ti ho raccontato poche ore fa, scrivere questo post non mi va, perché è bello scrivere degli ups, meno dei downs. Questo post lo scrivo per entrambe, racconto dei miei bassi, del mio breakdown e lascio a te il compito, tra qualche giorno, settimana, mese di raccontare di un up, d’accordo?

Comincio dalle basi. Inspira ed espira. Rallenta il battito, riprendi fiato. Respira. Ricomincio da me. Ricomincio da qui, con la consapevolezza del percorso fatto finora e con la consapevolezza che la strada è in salita, ma forse è il momento di fare una pausa. Non di svoltare e tornare indietro, scendere in discesa, quello no, non siamo arrivati fin qui per mollare a metà dell’opera, ma semplicemente è giunta l’ora di fermarsi, riposare, respirare a fondo, godersi il momento.

Sono state settimane pesanti, sotto ogni punto di vista… fisico, psicologico, universitario, sentimentale… mi sono messa in gioco, ho voluto usare tutte le mie energie tutti i giorni, fino allo sfinimento e oggi l’ho pagata, di nuovo, sotto ogni punto di vista. Ho ignorato i segni. E ce ne sono stati di segni. C’è stata l’insonnia, il nervosismo, lo “sclero facile”, i nuovi inizi, i muri infranti, le barriere emotive abbassate, e altri che preferisco non menzionare, per certi, servono amici non blogs. Avrei dovuto saperlo, che prima o poi sarei crollata. Perché per un po’ puoi andare avanti per inerzia, ma poi ti fermi.

E così, quando questa mattina sono andata in palestra, ho preteso da me stessa di dare il massimo, come sempre, sebbene a livello emotivo fossi distrutta. Uscivo da 45 minuti di conversazione telefonica non del tutto semplici, in cui ho dovuto e ho voluto riconsiderare la mia posizione e le mie decisioni prese negli ultimi cinque anni, ma anche quanto è successo a livello psicologico, in cui ho dovuto necessariamente pensare al mio punto di arrivo di oggi e a questo che domani potrebbe essere una nuova partenza. Ho dovuto ricordare, che se sono qui oggi, a scrivere, a mo’ di flusso di coscienza, a vivere la vita con un discreto livello di serenità, è perché io e il buio abbiamo combattuto parecchi anni. Uscivo da una conversazione telefonica che non andrebbe mai fatta prima delle dieci e prima della palestra, uscivo da giorni belli, ma anche pieni, da notti in bianco, da giorni di sgarro e avevo già avuto un mezzo crollo per la stanchezza e lo stress sabato. Ma no, con la mia solita testardaggine io volevo andare in palestra, allenarmi, tornare a casa, andare in università e dare il 100%, anche oggi, nonostante tutto e nonostante tutti.

E niente, il mio corpo ha detto datti una calmata, io non ti sto dietro. E io, volente o nolente, ho dovuto dargli retta. Ho provato a fare del mio meglio, pur sapendo che quel meglio non era nulla in confronto a quello che avevo in mente. Sono uscita dalla palestra con l’amaro in bocca, ma anche con la certezza che la volta successiva non avrebbe potuto che andare meglio, anche perché peggio sarebbe stato difficile. Sono tornata a casa, in ritardo, sono uscita di fretta perché avevo lezione e una marea di cose da fare, e invece, il docente non si presenta e sì, è vero che avrei una to do list che metà basta, che forse ci sarebbero dodicimila cose più utili da fare, ma mi rendo conto di aver bisogno di rallentare, sul serio.

Così, Bea ed io andiamo da Urban Coffee Lab, un bar in stile Starbucks qui a Trento e ci aggiorniamo… io le racconto di tutto quello che è successo di recente e lei fa altrettanto… certe volte basta quello, basta una persona che ti dice non importa se mi tocca venire in giornata, domenica ci sarò quando tagli quel traguardo, okay?, basta una persona che ci sia, per te. Sapere che okay, sei umana, farai almeno 78 mila cavolate ogni santo giorno, ma ci sarà sempre qualcuno pronto a dirti, va bene, hai sbagliato, non è andata come volevi, e allora? Domani è un’altra chance, oggi stesso è un’altra chance.

Il mio breakdown? Credo di aver dato, almeno per oggi. Lo risolverò oggi? Non credo, ci sono problemi più profondi e di certo un caffè non li risolve. So che oggi, ho fatto un altro pezzo di strada, so che domani quando mi sveglierò e mi preparerò per affrontare un’altra giornata, non sarò certamente dove voglio arrivare (altrimenti, dove starebbe il bello?), e forse la giornata di oggi mi ha riportato indietro, o sono rimasta stazionaria, ma in qualsiasi caso, io domani affronterò la giornata con l’esperienza di oggi e con la voglia di riprovare, con la certezza che domani io avrò ancora le stesse paturnie di oggi (paturnie, aka i problemi dei first world kids), sì, ma anche altre milioni di ragioni per sorridere e per andare avanti, come viene viene, così è la vita.

Dunque, M, io prima ti ho scritto che forse dovresti continuare… ecco, io aspetto il racconto dell’up, okay?

[To be continued]

Dear M,

You know I’m talking to you but it’s not necessary for the rest of the world to know, right? So, here we are, how weird is life, that brought us together just by chance. Because it would have been impossible to get in touch if you hadn’t written me a message on FB or if I had answered cold and distant like I normally do. We wouldn’t be here, talking from the opposite sides of the world, both looking for our place.

So, as I told you a few hours ago, writing this post isn’t easy, because it’s always nice to write about the ups, less about the downs. I write this post for both of us, I explain what happened during my latest low, during my latest breakdown and I send you an open invitation, for the next few days, weeks, months to write about the up, okay?

I begin from the basis. Inhale, exhale. Slow down the heartbeat. Breathe. I restart from me. I restart from here, being aware about the journey done until now, being aware the road is hilly, but maybe it’s time to take a break. Not to turn around and go back down, because we hadn’t gone this far just to come back, but simply it’s time to stop, rest, breath and take the moment.

There have been some tough weeks, under every point of view… physical, psychological, university’s, emotional… I put myself into the game, I wanted to use all my energy all day every day, till exhaustion and today I paid for it, again, under every point of view. I ignored the signs. And we had signs. There has been insomnia, nervousness, the easy angry me, the new beginning, the broken emotional walls and some that I’d rather not share, because those are known to friends only, not to blogs. I should have known, that before or later, I would fall. Because for some time you can go on and on but then you stop.

So when  this morning I went to the gym, I wanted to give my 100%, as always, even though I was emotionally destroyed. I had just finished a 45 minutes call not really easy, during which I had and wanted to reconsider my decisions and positions taken in the last 5 years, as well as my emotional status, during which I necessarily considered my arrival here today, and therefore the new beginning from here. I had to remember that if  I am here today, living my life averagely happy, writing so openly, it’s because I have been fighting the dark side for so long. I had just finished a phone call that shouldn’t be made before 10AM, not before the gym. I had just finished some good days, full days, sleepless nights, cheat days and a half breakdown on Saturday. But no, stubborn as usual I wanted to train at my best, then be at my best at university, even today, even though everything and everyone.

And well, my body said hey you gotta stop, you, weird human being, I can’t stand it. And I, willingly or not, had to stop. I tried to be my best, far from what I had in mind. I left the gym with the bitter feeling of not having done enough, but also knowing next time can’t be anything but better. I came back home late, I hurried out because I had lessons, but then, after I rushed to fit everything in, the professor wasn’t present, so yeah, I had a pretty full to do list, but I needed to stop, for real.

Therefore, Bea and I get a coffee at a place here in Trento… I tell her what happened in the last few days (and weeks) and so does she… sometimes all you need is this, a person that says hey I don’t care if I have to come daily, I’m gonna be waiting for you at the finish line on Sunday, okay? you need someone there, for you. You need to know you are human, you are gonna be doing 78 thousands mistakes every single day, but there’s always gonna be someone saying it’s okay, you made a mistake, it’s not how you wanted then what? Tomorrow is another chance, today is another chance.

My breakdown? I think I have done enough for today. Will I solve it today? Probably not, there are way deeper problem than what a coffee could do, but I know I made a step forward today and tomorrow, when I wake up and get ready to face the day, I won’t be where I want to be, for sure, and maybe today brought me one step back or I stayed in the same place, but in every case I will face tomorrow with more experience and with the lust of trying again, knowing I will have the same problems (can I really call them problems compared to what is happening in the world?) but also million reasons to smile and go on, as it goes, so it’s life.

So, my dearest M, I wrote you earlier that you should keep on writing… so, hey, I wait for the up side of the story, okay?

[To be continued]

Have A Safe Journey!
Camilla

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