Show Me That Healthy Glow: #3 HELL WEEK (ITA)

(For the English version, click here)

Se siamo amici su Facebook, Instagram o fate parte di quella cerchia con cui Whatsapp assume un senso, avrete notato che la scorsa settimana i miei profili social (ed ogni tipo di conversazione avuta con me) sono stati invasi da queste due parole Hell Week.

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Sono in repeat così avrei potuto cancellarle man mano passavano i giorni.

Avevo comprato il libro di Erik Betrand Larssen, un mental trainer con un approccio militare, lo scorso luglio, ma per un motivo o per l’altro non avevamo mai provato a seguire fino in fondo quanto dicesse. Credo sia stato per mancanza di ispirazione o forse di motivazione.

Come già detto, credo siano ormai 3 settimane fa, mi sono iscritta in una palestra vicino a casa e *rullo di tamburi* sembra io abbia un obiettivo che mi impedisca di poltrire ad onta e mi faccia alzare il cu*o fino alla palestra, che tanto è a poco più di un km da casa.

Giusto il tempo di capire che non ero così fuori forma come pensavo (come è bello illudersi di riuscire ancora a correre come ai tempi d’oro), ho ripescato l’idea di fare una hell week, giusto la settimana in cui avrei iniziato seriamente a preparare l’esame di diritto. Nelle prime due settimane (dalla data di iscrizione alla palestra) ho raccolto parecchi feedback su me stessa (Bea, non mi hai ancora risposto tra l’altro haha), ho stabilito una lista di obiettivi, alcuni realistici, alcuni un po’ meno. Ho ripreso a scrivere su carta, cosa che non ricordavo mi facesse stare tanto bene e ho iniziato a pianificare la hell week.

Insomma, di fondo la hell week è difficile da descrivere in poche parole. Ogni giorno ha un tema e dalle 5 del mattino di lunedì alle 10 di sera della domenica, dovrete essere produttivi al 100%. Ogni giorno ci sono sfide nuove e aspetti da considerare, per esempio un’analisi delle proprie abitudini, del proprio umore, imparare a pianificare veramente bene il proprio tempo, ma anche cose come passare 41 ore senza poter dormire, perché bisogna rendere una notte produttiva (Sì, so che fa paura, io ne sono ancora traumatizzata, ma vi racconterò a breve le comiche di cosa accade dopo 30 ore svegli), meditare. Si tratta di una settimana di grandi cambiamenti e, per capirne a fondo la portata psico-fisica, dovete assolutamente leggervi, con calma e pazienza, il libro.

Ecco una piccola analisi giorno per giorno di quello che è successo a me (*Disclaimer: questa è la mia hell week, ciò non significa che per farne una bisogna seguire alla lettera quanto ho fatto, infatti il libro su molti aspetti, come per esempio cosa mangiare è abbastanza scarno di indicazioni precise… Dipende molto se le applicate la nozione di alimento sano da estremisti oppure no, se davvero ci date dentro con l’allenamento o anche una camminata conta. Non tratterò nemmeno queste specificità, sappiate solo che sono stata una estremista sia in fatto di cibo sano sia in fatto di allenamento pesante).

LUNEDÌ: Rompere la forza di una cattiva abitudine

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Una faccia così serena… Non avevo ancora visto nulla della hell week.

Quando la mia sveglia è suonata, alle 5 del mattino avrei solo voluto girarmi dall’altra parte e continuare a dormire. Avevo già passato una notte d’inferno, perché avevo paura di non svegliarmi e quindi di non riuscire a iniziare la tanto agognata Hell Week.  Larssen dice che è molto importante focalizzarsi non tanto sulla forza di volontà necessaria per alzarsi nonostante il mondo fuori sia oscuro, quanto su cosa non si vede l’ora di fare in quel preciso giorno. Cosa vuoi fare, Camilla?, mi sono chiesta. Dormire. Però, volente o nolente questa settimana si doveva iniziare.

Normalmente viene consigliato di fare allenamento alle 5 del mattino (solo io mi sento mancare al solo pensiero?) ma essendo ormai fine novembre, non essendo proprio nel migliore dei quartieri, ho optato per fare allenamento alla luce del giorno, così le mie mattine iniziavano con tanto caffè e lo studio di diritto pubblico europeo.

Lunedì mi sono seriamente pentita di aver anche solo pensato di fare questa hell week, mi sembrava impossibile da concludere. Come se il tempo non passasse, alle quattro di sera mi sembrava di essere alle sei meno cinque del giovedì quando sta per finire l’ultima lezione della settimana. Avevo fame e sonno. Le mie abitudini sembravano sbagliate, tutte quante, i miei bioritmi non sembravano rientrare in quelli voluti da EBL.

Allenamento: Power Tone (45’) e 20’ di cyclette.

MARTEDÌ: Entrare nel mode giusto

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Vedi le mie braccia? Piangevano dopo.

Nuovo giorno e nuovi doveri: si comincia a entrare nel vivo della Hell Week. Il compito di oggi era fare una lista di come mi sentissi, quando ero felice, quando triste, quando stanca, quando rigenerata,… quali erano alcune delle mie performance migliori e quali oggetti avevo con me, a mo’ di porta fortuna in tali occasioni.

Che dire del martedì? Ero parecchio stanca, anche perché avevo 6 ore di lezione e non ero certa di riuscire a fare tutto in tempi utili (si deve andare a letto alle dieci accidenti!), però è andata bene. Devo riconoscere al mio povero padre, che da Bergamo ha fatto da testimone a distanza alla faccenda, che per 8 anni ha avuto ragione a dirmi che se mi alleno quotidianamente mi concentro meglio (certe volte devi pagare, anche solo il prezzo di un libro, per renderti conto che il consiglio gratuito di tuo padre era davvero buono – cit.).

Allenamento: Tone up (a mai più).

MERCOLEDÌ: Organizzare il proprio tempo

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Questa è la foto del prima, quella del dopo è orribile. #IndovinaChiNonSiSiedeDomani

La Hell Week prevede due allenamenti particolarmente pesanti tra i 7, uno dei quali era quello programmato per mercoledì mattina alle 10.00 con Chris, che ha preso alla lettera il fatto che fossi in hell week e per la terza volta questa settimana ho rimpianto di essermi alzata dal letto (com’è che mi sono lasciata convincere in questa cosa?). Però, va beh il fatto che alla fine mi abbia detto di tenere d’occhio la bilancia che secondo lui mi ero asciugata, ha finalmente dato un senso alla giornata haha. Ma il tag #indovinachinoncamminadomani è sopravvissuto anche all’unica gioia della Hell Week.

Tema della giornata era imparare a organizzare giorni, settimane, mesi, anni, stabilire obiettivi a lungo termine e obiettivi più vicini, che fossero funzionali a raggiungere the big goal.

Allenamento: 1 ora PT

GIOVEDÌ: Uscire dalla propria zona di comfort

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Questa foto, per tutelare la mia dignità, è stata scattata prima dell’allenamento.

Questa giornata, così siete preparati, è stata davvero brutale. Solita sveglia alle cinque, ma con una differenza: la consapevolezza che non avrei potuto dormire per quarantuno lunghe, interminabili ore. È facile ricordarsene ora (alle 15:30 di venerdì, ormai prossima a mettermi sotto le coperte), ma all’inizio è stato davvero una tragedia. 6 ore di lezione, costringersi ad andare in bici fino all’università (che già sono 10km di suo) di giovedì, quando c’è il mercato (che io odio perché non trovo mai posto per la bici uffa) e non passare a casa prima di andare in palestra. Tutti i miei incubi peggiori in una stessa giornata.

Io onestamente giovedì ero davvero esausta. È stata la giornata peggiore e ho davvero fatto il conto delle ore mancanti. Avevo un male tremendo a un punto del quadricipite destro (sì, i miei tecnicismi lasciano molto a desiderare), ad allenamento la sera ero davvero stanca, come se non fossi più in grado di recuperare le forze. Le mie coinquiline ormai avevano perso ogni speranza di dissuadermi da questo malsano progetto ed io credevo invece che sarei crollata. Perché la notte sarei stata sveglia da sola.

Allenamento: Primitive Functional Movement.

VENERDÌ: Riposo e restituzione

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Si vede la mia faccia arrabbiata?

Prima che pensiate che si passi di botto al principio olistico, vi ricordo che ero sveglia da 19 ore e me ne mancavano ancora 22 quando il venerdì è giunto. Ora della mattina, dopo aver passato la notte facendo 56 esercizi di statistica, scrivendo 2 lettere per l’erasmus e leggendosi metà libro di sociologia, ero davvero esausta. Mio padre mi ha chiamata alle 6:50 per verificare che stessi bene, (e di nuovo alle 14 perché credeva fossi collassata in università) le mie coinquiline hanno dovuto tenermi sveglia sull’autobus perché ero davvero ma davvero stanca. Aumentavano i pareri di chiunque sul fatto che Camilla, ti stai allenando troppo, oppure Camilla, 30g di farro non sono un pranzo, (P.S. Menzione speciale alla Dani con il suo mangia però!).

coffee
Caffè, mia salvezza.

Sono arrivata in università per le 8 precise per scoprire che la lezione era stata annullata, quindi, infuriata come non mai ho ripreso l’autobus. Sapevo che se fossi tornata a casa, il sonno, l’incazzatura e qualsiasi cosa avrebbe avuto la meglio su di me e avrei mollato, così sono giusto passata a prendere una cosa e sono andata in palestra alle 9:30 (Ecco, visto che siamo in tema, mi scuso con i presenti in quel momento se sono stata poco socievole e ho corso i miei maledetti 5km senza proferire parola, ma ero troppo stanca per fare qualsiasi cosa che implicasse un minimo di coordinamento ulteriore).

Ho riposato un minimo dopo la palestra: mi sono presa un po’ di tempo x riflettere su quanto fatto fino a questo momento. E poi, come se il fatto di avere 7 ore davanti a te prima di poter effettivamente dormire non fosse abbastanza tragico, ti sopraggiunge un dolorino dietro la scapola. (Sì, me l’avete detto tutti, ho esagerato, ma mancano 2 giorni ancora!).

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Tè per una notte di sogni d’oro.

Alle 10 precise sono crollata. Del BlackFriday non si è saputo nulla.

SABATO: Controllare il tuo dialogo interiore

10k
Pioggia. Solitudine. Ma libertà…

Teoricamente l’ultimo allenamento davvero ma davvero pesante dovrebbe essere domenica. Quando la palestra sarebbe stata chiusa, ma visto che il tema della giornata era controllare il mio dialogo interiore, ho pensato di uscire a correre 10K. Il 29 marzo 2015, quando avevo corso per la prima volta con JJ, avevamo fatto 10KM, era un punto di partenza. Volevo che lo fosse anche questa volta.

Non è la mia distanza di comfort (5-6km), e pioveva, e ho avuto il vento contro tutto il tempo. La mia coinquilina, Angela, mi ha suggerito di stare in zona, ma alla fine sapevo che se fossi stata nell’arco di 2-3km da casa, non avrei retto molto. Così sono uscita e ho corso fino al quartiere delle Albere (Trento Sud, partendo ovviamente da casa, quindi Trento Nord). I primi 5km sono stati pesanti. Più la strada passava e più mi rendevo conto che avrei dovuto rifarla al ritorno. Ma ho zittito la mia voce interiore e ho continuato. Quando finalmente l’AppleWatch (Sì, professionale come uno swatch per correre, però ho dimenticato a Bergamo il Garmin) ha segnato i 5km, credo sia stato il momento peggiore. Avevo 20 secondi di anticipo sulla tabella di marcia, ma volevo portare a casa un po’ più di quello. E avevo freddo. Dannatamente freddo.

Mi sono armata di tanta buona volontà e mi sono detta che a casa, comunque, ci sarei dovuta tornare. E che non avevo un biglietto dell’autobus (in realtà sì, ma me ne sono resa conto dopo). Quando tutta trionfante l’orologio segna 10KM esatti, proprio sotto casa, con ben 3 minuti e 10 secondi di anticipo rispetto al tempo limite che mi ero data, e oltre 6 minuti in meno rispetto a quel famigerato di giorno di quasi due anni fa, il touch non funziona perché è tutto bagnato e io come una cretina riprendo a correre perché altrimenti mi aumenta il passo medio (no, va beh, Camilla hai raggiunto il peggio del peggio).

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Questa è stata scattata prima, al ritorno ero zuppa.

P.S. In onore di chi sostiene che io viva di caffé, uova sode e cinismo, a pranzo ci sono state le uova sode.

DOMENICA: Analizzare la propria vita

domenica
Occhiaie, stanchezza ma PURA gioia!

Non ero sicura del tipo di allenamento che volessi fare domenica. Mi aspettavo una cosa soft, dopo i 10KM, ma EBL era propenso a tutt’altro. Essendo la palestra chiusa di domenica e non sapendo bene cosa fosse meglio fare, alla fine ho deciso di chiamare papà e chiedere un suo parere. Fai 15KM, mi ha detto inizialmente (Sì, certo, poi io e il mio unicorno andiamo a Vancouver per pranzo). Potresti fare le ripetute allora, che ne dici? Sì, forse si potevano fare. Schema semplice:

1km warm-up.
1.6km marathon pace.
800m half marathon pace.
400m 10K pace.
200m 5K pace.
100m 1mile pace.
200m 5K pace.
400m 10K pace.
800m half marathon pace.
1.6km marathon pace.
1km cool down.

(con riposo di 30”/1’ tra ogni intervallo).

Grande fatica ma anche grande soddisfazione, perché finalmente la Hell Week stava giungendo a un termine (e giovedì andiamo tutti a sfondarci da America Graffiti, giusto? HAHA). È giunto il momento di prendersi il tempo di analizzare quanto successo, vederne i lati positivi e i negativi, scegliere quali abitudini mantenere e su quali sorvolare, mettere in pratica nella vita quanto imparato questa settimana, breve ma intensa.

ULTERIORI INFO:

Se avete avuto la pazienza e la voglia di leggere fino a qui, innanzitutto grazie. E in secondo luogo ecco qualche piccola anticipazione di cosa significhi nel quotidiano una Hell Week:

  1. Il tuo stendino sarà una cosa del genere.
    stendino
  2. Le tue riserve di caffè decimeranno, soprattutto nella notte.
    coffee-2
  3. La Hell Week ha una fine. Tieni bene a mente questo concetto.
  4. Passate le 41 ore, la settimana e la vita ti sembreranno una passeggiata.

E ora cosa accade? La vita dopo la Hell Week

i-survived
Il meglio deve ancora venire!

To be continued…

Have A Safe Journey!
Camilla

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