The Track Dreamer

  
This summer I have met a bunch of amazing people. One of them is Sara, with whom I share the passion for running. I asked her how everything began, and her story was so fascinating I asked her the permission to publish it.

“When I started running, I was the most insecure little girl on the earth. I started doing athletics as my friends went to the field, happy, energetic, so somehow I tried too. At first you try different sports, but it’s more like a game, the real goal is to have fun. And so I quit volleyball and, year after year, step by step, I started competing. I was more than terrified. The morning of my first race is still a vivid memory: mud, cold weather, snow was still on the ground… Every time it was a night mare! But the after race feeling was the best feeling in the earth. Probably it was this that taught me to keep going, the thing at the finish line there was always somebody encouraging you as well as a team of friends with whom I share this passion. Year after year, I had learnt to deal with anxiety, I had to work hard in order to make it, but it helped me to grow up, not to stop because of that. After the field, I got to know the place which now is my second home: the track, where I cried, I laughed, I gave it all, I got angry, never stopping believe there was a bigger goal. The old said sentence is really true: sport as a gym for life. But honestly in athletics I have faced my battles, I have met my friends and I have had the time of my life. And those little goals, those placements, the national championships, that’s the best part, even though most of the times you have to deal with disappointments, injuries as well as bad days. But you only need one race, to feel like all your efforts have been paid off. And now, here I am, with a collection of old shoes, my trophies (a few but good ones!), with the ambition of reaching higher goals and with the most important belief: running is not only a sport, but also a philosophy.”

And you, why do you run?

Quest’estate ho conosciuto diverse persone fantastiche. Una di queste è Sara, con cui condivido la passione per la corsa. Le ho chiesto come ha iniziato e la sua storia mi ha colpito a tal punto che le ho chiesto il permesso di pubblicarla.

“Quando ho iniziato a correre ero la bambina più insicura della terra. Volevo fare atletica perché le mie amiche andavano al campo ed erano entusiaste, e così, non so neanche perché, ci ho provato anch’io. Le prime volte in pista ai bambini (io avevo 10 anni) si facevano fare giochi, salti, lanci, insomma si provava un po’ di sport divertendosi. Ed è così che lasciai anche la pallavolo, e, con il passare del tempo, iniziarono anche per me le prime gare: dire che ero terrorizzata era dire poco. La mattina della mia prima campestre è ancora un ricordo nitido nella mia mente: fango, freddo, la neve ancora per terra.. ogni volta era un incubo. Ma il dopo gara la sensazione più bella del mondo. Forse è stato quello che mi ha insegnato a tenere duro, il fatto che nonostante la fatica e l’ansia della partenza c’era sempre qualcuno all’arrivo pronto a farti i complimenti, e una squadra di amici con la tua stessa passione. Negli anni l’ansia da gara ha smesso di farsi sentire così pesantemente, c’è voluto tanto lavoro, lo riconosco, ma mi è servito a crescere, a non fermarmi di fronte a un po’ di paura, proprio come prima dello sparo. Abbandonate le fredde campestri sono arrivata a scoprire quella che ormai è la mia seconda casa: la pista. Il posto in cui ho pianto, riso, in cui sono arrivata allo stremo delle forze, ho sognato, mi sono incazzata, ma senza mai smettere di crederci. E’ la solita storia vecchia e ritrita: “lo sport come palestra di vita”. Ma se ci ripenso è proprio nell’atletica che ho combattuto le mie battaglie, ho conosciuto il mio gruppo di amiche, ho passato le esperienze più emozionanti. La gioia di raggiungere un minimo, di partecipare ai campionati italiani e vedere i tuoi sforzi ricompensati; purtroppo la maggior parte delle volte devi fare i conti con le delusioni, gli infortuni, le giornate sfortunate. Ma anche una sola gara giusta può permetterti di dare un senso a tutta la frustrazione precedente. E adesso eccomi qua, con la mia collezione di scarpe bucate, le mie medaglie (poche ma buone!), la speranza di poter raggiungere obiettivi sempre più alti, ma soprattutto la convinzione che la corsa non sia solo un semplice sport, ma una filosofia di vita.”

E voi, perché correte?

   

   
Have A Safe Journey!

Love,

Camilla

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