RUN BABY RUN: My Very First 20K

After my lovely post about the bad news, and a decline in my after running selfies on my Instagram (though an increasing number of the after HIIT ones), some of my closest friends started being a bit worried about the half marathon and so on.

Well, actually things are going pretty well and I am satisfied. I know I can run and after experience with LDN Town Runners I know I can even run fast. I also know my amount of km this month is higher than average, though I am focusing more even on the training. I started doing HIIT regularly, I am building up the muscles, I am working to be a better runner.

And yesterday all the work I put in proved right: my very first 20km closed with fatigue, effort and a pristine joy, because hell, yeah, it’s 20K. Now that endorphins left my body and I feel pain all over my body I am literally asking myself if  that was possible. Did I really run 20km? I guess so. If my booty was a person, it would kill me for all the pain I am causing him, or maybe it would be proud.

Things started pretty by chance. I told my dad I was upset because one of my goals was running 20km before my birthday. He told me he would pace me all the way, but then he was busy. Outside it was raining, so I started delaying my run. Jessica was pretty confused too, as in the las few weeks my runs were one worse than the other. To make things even worse, I didn’t feel good. I had a splitting headache around 3 pm plus a bit of nausea. I decided to take a little nap, hoping not to wake up until the day after. Instead my dad woke me up thirty minutes later with a phone call. I was still feeling really bad, so I decided to run the km on the treadmill, just in case. I downloaded a couple of films on the iPad, grabbed my copies of Vogue and Runners’World (I’ll tell you what I do while running on the treadmill soon) and went to the gym. The first hour was going really bad. My pace was slower than normal, I didn’t care much about the clock, I was just worried that already long run would last even longer. During the second hour, the rhythm got me. I started speeding up, feeling great (and the movie was great too).

Approaching the 18km, my body begins to feel tired. And I had an intestinal problem. While I was in the toilet, my body started cooling down and the muscles were in total pain. Those last 2 km were the longest and the fastest I ran yesterday.

And then it came, all in once: that pristine expression of joy on my face. And who cared about the effort, the pain, the time? I was great. At least for a second, then everything was hurting. But that second was long enough to make me remember why I love long runs.

Dopo il mio adorabile post sulle brutte notizie e un declino nel mio numero di selfie post corsa su Instagram, alcuni amici hanno iniziato a preoccuparsi e a chiedermi della mezza.

Dunque, le cose sembrano andare abbastanza bene e mi ritengo soddisfatta. So di poter correre e dopo l’esperienza con i LDN Town Runners so di poter correre anche veloce. So anche che questo mese ho già corso più di 100km, il che è un record per me, sebbene mi stia concentrando parecchio anche sull’allenamento: faccio HIIT regolarmente, cerco di costruire muscolatura, lavoro per diventare una runner migliore.

E ieri ho raccolto i risultati di questo lavoro extra: i miei primi 20km chiusi con fatica, sforzo e pura gioia, perché, che cavolo, sono 20km. Ora che le endorfine hanno lasciato il mio corpo e sento dolore ovunque, mi sto chiedendo se è successo davvero. Ho davvero corso 20km? Credo. Se il mio sedere fosse una persona, mi ucciderebbe per tutto il dolore che gli faccio patire, o forse sarebbe fiero.

Le cose sono accadute per caso. Ho detto a mio padre che ero un po’ dispiaciuta di non essere riuscita a correre 20 km prima del mio 18 compleanno. Lui mi ha risposto che mi avrebbe dato il passo lungo tutto il percorso quella mattina stessa, ma poi si è ricordato di essere impegnato. Fuori pioveva, così ho iniziato a rimandare la fatidica ora. Jessica era confusa quanto mio padre, poiché nelle ultime settimane le mie corse erano state una peggio dell’altra. Per rendere le cose ancor peggiori, io non mi sentivo bene. Avevo un forte mal di testa verso le 3 e anche un po’ di nausea. Feci un pisolino e fu mio padre a svegliarmi e a costringermi ad allacciare le scarpe e andare. Poiché non mi sentivo ancora bene del tutto, ho preferito correrli sul tapis roulant, come prevenzione. Ho scaricato un paio di film, preso le mie copie di Vogue e Runners’ World (presto vi racconterò più nel dettaglio cosa faccio quando corro sul tapis roulant) e sono andata in palestra. La prima ora non è stata un granché. Il mio passo era più lento del normale e, sebbene del cronometro me ne fregasse poco, temevo solo che questo strazio sarebbe durato più a lungo. Durante la seconda ora invece il ritmo ha preso il sopravvento. Ho iniziato a correre più forte, sentendomi alla grande (e anche il film non era male).

Raggiungendo il 18km, il mio corpo ha iniziato a sentirsi davvero stanco. E ho avuto un problema tecnico. Mentre ero in bagno, i muscoli hanno iniziato a raffreddarsi e io ho iniziato a sentire dolore. Quegli ultimi due km sono stati i più lunghi e i più veloci della sessione.

E poi è arrivata, tutta in una volta: quell’espressione di pura gioia sul mio viso. E a chi importata la fatica, il dolore, il tempo? È stato fantastico, almeno per un secondo, poi tutto ha ripreso a fare male. Ma quel secondo è stato abbastanza lungo da ricordarmi perché adoro i lunghi.

my very first 20k

Have A Safe Journey! ♥

Love,
Camilla

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