Greatness

Yes, I do. I am that kind of person. You may say I am a dreamer (John Lennon) and I hope not to be the only one! Anyway, 2015 has always meant a lot to me, not only because it’s the year I will finally be 18, but also because I have had some though year from 2010 and 2015 has always been my life-saver anchor.

As you probably know, I will run #NYCMarathon on November the 1st, which has  been my dream since I was 11. I have been a runner for a few years now, sometimes I run slow, sometimes I run fast, sometimes I run long, sometimes I don’t run. Running has brought balance in my life and I am glad to have finally found a way to deal with training and studying. The thing is, when I had to study a lot, I used to quit running, not only because I used to think I didn’t have enough time, but also because I honestly didn’t have lust.

There is something I always notice when I go running outside: whenever you meet a runner on the road, old or young, local or foreign, man or woman, he or she says always hi! to you. Isn’t it cool? Running isn’t my only sport, but it’s the only one where I find support from other runners. In that hi there is a world inside: there is a Hey, I know it hurts, but this pain will pay off one day, there is a never give up, buddy, I did it, you can do it, there is a I am with you.

I never realised how powerful is the support of somebody until yesterday. I went hiking with dad, we decided to go to the top of one of our mountain (with the snowshoes, of course!) and so we did it. My dad hasn’t run for months, neither trained, this meant he was very tired at a certain point and he wanted to give up. I am that person normally, the one who gives up. It is terrible for me to admit that, but I gave up on so many things that it is impossible not to notice. Anyway, I trained for two months now, I know it is not much, but something has changed inside me. I could see the top, I could feel the victory, I simply didn’t want to give up. Dad told me to go, adding that he would wait for me, so I did.

The last part of the trail we had chosen was the worst, I knew that, but I wanted to do anyway: we were almost there, we couldn’t back down. There were four turns, then a little rise and the goal place. But it was damned hard and I wanted to give up. My feet hurt because of some blisters, my breath was missing, I was almost giving up. But then I saw him: tired, breathless, but kept going. My dad was a turn behind me, step by step he chose to come to the top with me. At the end we did it, we conquered our mountain and, to go down, instead of walking (which would have been so boring) we slid down using our asses!

A cool day, one of hundreds, but also a very instructive day, which helped me to understand how important being supported is, in order to achieve greatness.

 

Sì, sono quel tipo di persona. Forse sono una sognatrice e spero di non essere l’unica! Comunque, il 2015 significa molto per me, non solo perché sarò finalmente maggiorenne, ma anche perché dal 2010 in avanti sono stati anni difficili e questo 2015 è sempre stata un po’ la mia ancora di salvezza.

Come ormai ho detto e ridetto, correrò la Maratona di NY il primo novembre, che è stato il mio sogno da quando avevo 11 anni. Ormai corro da diversi anni, a volte piano, a volte veloce, a volte a lungo, a volte non corro e basta. Correre ha portato equilibrio nella mia vita e sono lieta di aver finalmente trovato un modo per far combaciare allenamenti e studio. Il problema è che quando ho molto da studiare, ero solita smettere di correre, non solo perché ero convinta di non avere abbastanza tempo, ma anche perché onestamente non avevo voglia.

C’è una cosa che ho sempre osservato quando esco a correre: in qualunque momento tu incontri un runner per strada, giovane o vecchio, del posto o straniero, uomo o donna, ti saluta sempre. Non è divertente? Non pratico solo la corsa, ma questo è l’unico sport in cui sento così tanto il sostegno di chi come me ci sta provando. In quel semplice e banale saluto c’è molto di più: c’è un “Ehi, lo so che fa male, ma questo dolore ti ripagherà un giorno”, c’è un “non mollare mai, amico, se l’ho fatto io puoi farlo anche tu” e soprattutto c’è un “sono con te”.

 

Avevo sempre sottovalutato quanto fosse importante avere il sostegno di qualcuno, perlomeno fino a ieri. Io e papà siamo andati a ciaspolare fino in cima allo Scanapà. Papà non si era allenato per mesi e di conseguenza era veramente stanco a un certo punto e ha pensato di mollare. Io sono quella persona di solito, quella che mollalo. E’ terribile per me ammetterlo, ma ho mollato su così tante cose da rendere impossibile non notarlo. Comunque, mi sono allenata seriamente per due mesi finora, so che non è molto, ma qualcosa dentro di me è cambiato. Potevo vedere la cima, potevo sentire la vittoria, non volevo mollare. Papà mi ha esortato ad arrivare fino in fondo, dicendomi che mi avrebbe aspettato e così ho fatto.

L’ultima parte del percorso che avevamo scelto era la peggiore, lo sapevo, ma volevo farla comunque: eravamo quasì lì, non potevamo girarci indietro e tornare alla macchina come se niente fosse. Mancavano quattro curve, una breve saluta ed era fatta. Ma era maledettamente dura e volevo mollare. Mi facevano male i piedi per colpa di due vesciche, non avevo più fiato, stavo per mollare. Ma poi l’ho visto: stanco, senza fiato, ma che continuava a salire. Papà era dietro di me, passo dopo passo aveva scelto di arrivare in cima con me. Alla fine ce l’abbiamo fatta, abbiamo “conquistato” la nostra montagna e, per scendere, anziché camminare (che sarebbe stato noioso) siamo scivolati di sedere!

Una giornata fantastica, una di centinaia, ma anche una giornata molto istruttiva che mi ha insegnato quanto è importante avere supporto, per arrivare alla grandezza.

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Hafe A Safe Journey! ♥ Love,

Camilla

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